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Il Vuoto e il Nome

📅 24/09/2026 ⏱️ ~2h40 🎭 Tutto il gruppo · Ricerca, Lutto e una Lezione Pubblica ✓ Completata

È il giorno che precede il ricevimento di Lord Haventree, e sulla carta doveva servire solo a prepararsi. Non va così. Riven racconta finalmente agli altri cosa ha visto nell'Ala di Contenimento, Valoris apre una strada che nessuno aveva pensato di cercare e porta il gruppo al tempio di Oghma con un dono scritto a più mani, e negli archivi più antichi della città salta fuori una cosa che non si spiega: certe pagine non sono andate perdute, i vuoti c'erano già. Tornando verso la Gilda trovano la piazza dell'Arco piena di gente e Rooks in piedi su una cassetta della frutta, convinto che gli dèi sappiano riconoscere chi merita. Pochi secondi dopo, di lui resta uno scheletro bruciato. La serata si chiude al Tempio del Cavaliere Rosso, dove un nome che nessuno aveva mai riconosciuto viene finalmente scritto negli annali dei caduti.

⚡ In Breve

Tappe Principali

Il racconto di Riven su Anders Voss, il resoconto scritto a più mani donato al tempio di Oghma, la ricerca alla Grande Biblioteca con il Maestro Lettore Corvin Thale, la morte di Rooks e dei suoi davanti all'Arco, il discorso pubblico di Valoris in piazza, il requiem per Tam e la cena in cui ognuno dice perché è sceso nel dungeon

Scoperte

Le lacune del tomo antico coincidono con quelle della copia di Mistra pur essendo due secoli più vecchie, quindi i vuoti sono stati lasciati apposta; una porta della Grande Biblioteca è stata sigillata dal sommo sacerdote Sandrew tre mesi e cinque giorni fa; attraversare il velo senza Marchio uccide in meno di mezzo minuto

Resta in Sospeso

Come ottenere udienza da Sandrew il Saggio e cosa costerà, cosa ha registrato davvero Corvin Thale guardando i Marchi, il ricevimento di Lord Haventree della sera successiva, e il fatto che ora una copia scritta delle loro storie esiste in un archivio consultabile

🩸 PARTE I: QUELLO CHE RIVEN HA VISTO

Metà mattinata in Gilda. Riven è appena rientrato dall'Ala di Contenimento del Blackstaff e lo hanno visto passare nel corridoio con una faccia che non prometteva niente di buono. Adesso sono tutti insieme, e per la prima volta racconta.

Tutta la parte sinistra del corpo di Anders Voss è percorsa da ramificazioni bluastre. Da vicino la pelle è traslucida e sotto si vede solo energia bianca e blu. L'occhio sinistro non c'è più: al suo posto l'orbita è piena di luce. Vive dentro un cerchio magico da cui non esce niente, in un piano della torre saturo di sigilli di antimagia dove Riven non poteva lanciare un solo incantesimo. Quando si sono avvicinati a trenta o quaranta centimetri, il braccio cicatrizzato ha cominciato a pulsare e Anders è tornato lucido per pochi secondi. In quei secondi ha chiesto di essere ucciso.

Riven non sa dire se stesse assorbendo la magia dell'altro o se le due cicatrici si siano semplicemente annullate a vicenda. Sa solo che Arianna lo ha strappato via e scaraventato contro un muro, e che lo ha fatto per paura: se l'ipotesi dell'assorbimento fosse giusta, il rischio era che impazzisse anche lui. Aggiunge una cosa che lo ha colpito più del resto: Anders gli ha detto di essere stato studiato da molti sacerdoti, e che poi tutti quanti si sono semplicemente allontanati.

Thalio prova a ragionarci sopra da conoscitore di magia e non ne cava niente di nuovo: se un'elfa tricentenaria non sa spiegarlo, non lo spiega lui. Quello che il gruppo mette insieme è il quadro generale, che ormai conoscono tutti e che Valoris ha visto con i propri occhi in piazza il giorno della Discesa. Molte persone furono segnate. Quasi tutte morirono, alcune in pochi minuti, altre in poche ore, altre in giorni. Di quelle che hanno ricevuto la cicatrice sono sopravvissuti in due: Riven e Anders Voss. La differenza è che la cicatrice di Anders continua ad allargarsi, è partita da uno sfregio su una guancia e adesso gli prende praticamente tutto il lato sinistro, e il suo corpo riesce a contenerla sempre meno.

I. La Domanda di Fealer

È Fealer a fare l'unica domanda davvero utile della scena, e la fa da studioso: quell'occhio vede ancora? Riven ammette di non averglielo chiesto. Fealer spiega perché conta.

Se Anders vedesse ancora da quell'orbita piena di luce, vorrebbe dire che la magia trasforma gli organi ma non li distrugge. E allora la paura di Riven, quella che la cicatrice arrivi prima o poi al cuore, sarebbe da ridimensionare.

Fealer chiede fin d'ora di essere portato con loro la prossima volta. Valoris guarda Riven mentre parla, cercando di capire quanto sconforto ci sia davvero sotto il resoconto, e lo fa dichiaratamente per due motivi: l'amicizia e il gruppo, perché ha bisogno che Riven più di tutti resti lucido. Riven risponde che si fida ciecamente della propria maestra, e che se Arianna è tranquilla lo è anche lui. Valoris allora gira la cosa in avanti: tutto questo è legato ai dungeon, e molto probabilmente la risposta sta lì sotto. Continuando a scendere potrebbero trovare se non una cura, almeno un modo per controllare il problema. Magari perfino per usarlo a vantaggio.

📓 PARTE II: UN DONO PER IL SIGNORE DELLA CONOSCENZA

I. La Strada che Solo Valoris Conosceva

Riven pone la domanda giusta alla persona meno libresca del gruppo: esiste a Waterdeep un posto dove si vada a cercare tomi più antichi degli dèi? La risposta di Valoris arriva immediata e completa, ed è il primo momento della serata in cui il suo passato vale più di qualunque tiro di dado. C'è la Fonte della Conoscenza, il tempio di Oghma, con una biblioteca che rivaleggia con Candlekeep e che con ogni probabilità le è solo seconda. E, soprattutto, Valoris sa come ci si presenta.

Per aggraziarsi i sacerdoti del Signore della Conoscenza vale la pena presentarsi con un dono. Ma non con oro: con un dono legato alla conoscenza. Qualcosa che possano studiare, oppure qualcosa scritto da loro. Perché per Oghma tutte le conoscenze sono importanti.

Propone due strade: liberarsi di qualche testo recuperato nel dungeon che non abbia utilità magica, oppure, con il consenso del Triumvirato, stilare un piccolo resoconto di quello che hanno visto là sotto. È a questo punto che Riven dice la frase che resterà appesa per tutta la serata.

"Io pensavo che già il mio essere fosse una possibile conoscenza per loro."

Valoris non la liquida: gli risponde che allora conviene metterla per iscritto, e si offre di dargli una mano a scrivere. Mentre lo dice guarda Fealer in faccia, per vedere che effetto gli fa. Fealer propone in alternativa di donare uno dei cristalli minuscoli recuperati nel dungeon, ma pone una condizione: di una cosa del genere deve essere messo a parte il Triumvirato.

II. Serath Corregge il Tiro

Vanno tutti insieme dall'ufficio del capogilda. Serath è alla scrivania sepolto sotto le scartoffie. Ascolta la proposta dei cristalli e la boccia senza girarci intorno, sostituendola con una migliore.

L'idea è buona, il dono no. Loro saranno molto più interessati a qualcosa su di voi. Immagina che anche al tempio abbiano sentito parlare di voi e del Dungeon Divino. Converrebbe più un piccolo documento di descrizione, chiamiamola anche confessione, senza andare naturalmente troppo nei dettagli. Qualcosa su di voi, sul Marchio, su cosa vi è successo, in modo che loro siano soddisfatti.

Valoris guarda di nuovo Fealer mentre Serath parla, e Fealer stavolta è d'accordo: se restano molto vaghi, ottenere spazio senza regalare informazioni può fare bene al gruppo. Prima di congedarli Serath ricorda che per il pomeriggio successivo hanno tutti appuntamento dal sarto per farsi confezionare un abito per la serata di gala, già pagato.

III. Il Primo Resoconto Scritto

Si prendono un'ora. La regola che Valoris dà al gruppo è larga: ognuno scrive dal proprio vissuto quello che si sente di condividere, anche niente se è troppo riservato, più una breve introduzione su cosa lo ha spinto a scendere e sulla sensazione provata con il Marchio. Restare superficiali, e se poi vorranno di più si valuterà.

  • Riven scrive del risveglio della propria magia con la discesa della cupola e del suo stato attuale, che è poi il motivo per cui sono lì.
  • Valoris dedica una parte breve a se stesso e alla propria storia, una più lunga alla Discesa e a come ha vissuto dal tempio le morti in piazza, e un accenno all'ingresso.
  • Thalio scrive di sé in forma poetica, qualcosa a metà tra il sonetto e la ballata.
  • Fealer si limita al motivo per cui è sceso, e ne approfitta per porre al gruppo una domanda che rimanderà a fine giornata: perché ci siete scesi voi?
  • Morgrim scrive le sue cinque righe e basta.

Valoris raccoglie tutto, lo rilega in una cartella, ci scrive sopra il titolo e la data e lo chiude come documento ufficiale: Guardiani della Trama, primo resoconto scritto. È l'unica copia esistente.

📚 PARTE III: LA FONTE DELLA CONOSCENZA

I. Il Tempio che Nessuno Guarda Più

La Fonte della Conoscenza sta a Castle Ward ed è uno degli edifici più importanti non solo del quartiere ma dell'intero Faerûn. Sotto di essa c'è la Grande Biblioteca, il più grande archivio della Costa della Spada dopo Candlekeep. Il sommo sacerdote è Sandrew il Saggio, che è anche uno dei Lord di Waterdeep. L'accesso è libero, non ci sono guardie oltre alle ronde, e la ragione è semplice: non ci va più nessuno. Tempus si materializza al proprio santuario, Tymora alla Sala della Fortuna, Mystra ha una torre piena di gente che le parla. Oghma non è sceso.

Ad accoglierli c'è il Maestro Lettore Corvin Thale: umano, circa settant'anni, piccolo e asciutto, stempiato, capelli bianchi solo ai lati, le mani sporche di inchiostro e pezzetti di carta. Li saluta con un entusiasmo che li spiazza, e con un appellativo che li spiazza ancora di più.

"Oh, i marchiati. I sette. Bene, bene, accomodatevi." E davanti alle facce perplesse, con la naturalezza di chi enuncia un dato d'archivio: "Coloro che hanno fatto apparire il sette sul portale. Venite, venite, come posso aiutarvi?"

Valoris gli consegna il quadernetto spiegando cos'è: un resoconto scritto a più mani, uno per ciascuno di loro, sulle loro esperienze prima e all'inizio di questa avventura, e ci tiene a specificare che è l'unica copia esistente nonché la prima stilata da quando tutto è cominciato. Le mani di Thale tremano mentre lo prende. Poi parte a sproloquiare, e quello che dice non è la cortesia di un bibliotecario contento.

"Tre divinità sono scese in questa città e hanno costruito una porta nel terreno. Il mio dio è il dio di tutto ciò che si sa, e non ha mandato nemmeno una riga. Le spiegazioni possibili sono due. La prima è che non fosse invitato. La seconda è che sia rimasto in piedi perché qualcuno doveva pure continuare a tenere i registri mentre gli altri lavoravano." Poi sorride. "Questo però mi ripaga della sua assenza."

Valoris gli dà ragione e rilancia sul terreno teologico, tirando in ballo altre divinità scrivane che non si sono palesate. Il prezzo, in ogni caso, è considerato pagato: da questo momento i Guardiani sono benvenuti nella biblioteca di Oghma.

II. L'Uomo che Guardava i Marchi

Prima di allontanarsi a cercare i tomi, Thale fa un giro lento e largo attorno al tavolo. Tutti tranne Morgrim e Fealer se ne accorgono: il suo occhio cade su ogni Marchio visibile e sulla cicatrice di Riven, e si sofferma più di un secondo su ciascuno, velocemente ma con attenzione, come se stesse registrando in testa quello che vede. Poi trotterella via verso una porta che si apre su un corridoio buio con delle torce: ci sono altre aree della biblioteca oltre la sala.

Appena resta il gruppo da solo, Valoris si segna mentalmente la cosa e la mette subito sul tavolo: hanno dato per scontato qualcosa che scontato non era. La discussione che ne nasce porta a un'idea concreta di Riven, cioè disegnare tutti e cinque i Marchi per confrontarli, e alla constatazione che in tre mesi non li hanno mai osservati davvero. Sono identici, e sono i tre simboli intrecciati in un cerchio che si chiude su se stesso: la lama di Tempus con la punta verso il basso, una moneta di taglio col bordo inciso di Tymora, e una runa arcana spezzata che contorna le altre due. Un disegno che sembra tracciato alla perfezione.

III. Cinque Tomi sul Tavolo

La Grande Biblioteca è un cilindro enorme che sale a perdita d'occhio, pareti di librerie, scale e passerelle, centinaia di migliaia di volumi, un lucernario che getta una luce quasi esagerata e migliaia di candele, il che dice da solo che il tempio sta bene a soldi. Thale li fa accomodare spostando pile di fogli dalle sedie, con la naturalezza di chi lo fa ogni giorno in una biblioteca dove non c'è nessuno. Poi mette in chiaro i limiti del posto.

"Per non perdere tempo vi avverto che qui non troverete profezie. Questo è un archivio, non un oracolo. Quello che ho io sono copie di copie di copie di cose che qualcuno ha scritto perché aveva paura di dimenticarle. A volte è molto di più di una profezia. Il più delle volte è molto meno."

Riven gli espone la ricerca mostrandogli il braccio, e tenendo d'occhio la sua reazione per capire se riconosce qualcosa: una sacerdotessa di Mistra ha studiato la sua magia e ha rilevato che potrebbe essere descritta in tomi antecedenti all'esistenza di alcuni degli dèi attuali. Thale alza un sopracciglio, borbotta che è una richiesta insolita, e sparisce per un quarto d'ora. Torna con cinque volumi pesanti e impolverati, li posa sul tavolo, dà libero accesso e resta lì con le braccia dietro la schiena. Fealer ne approfitta per chiedere anche di alchimia e viene indirizzato verso una sezione che sta più sul confine con la necromanzia, sette scaffali interi. Il materiale storico che esce dai cinque tomi è riassunto nell' appendice in fondo alla pagina.

IV. I Buchi che C'Erano Già

Thalio tira un venti naturale sull'indagare, ed è quello che apre la serata vera. Nel frattempo Thale ha cominciato a leggere il quaderno che gli hanno regalato, a un certo punto sembra illuminarsi, chiede scusa, si assenta e torna con un tomo. È quello che Sorella Neris aveva menzionato al Tempio della Trama, quello con le pagine mancanti. Thale lo sa perché ha l'archivio delle date: la sua copia è di due secoli più antica di quella posseduta dal tempio di Mistra, ed è quindi l'originale o qualcosa di molto vicino all'originale.

Lo apre sul tavolo e lo sfoglia. Le pagine che mancavano nella copia di Mistra mancano anche qui. Le stesse. Chiede di nuovo scusa, si riassenta più a lungo, e quando torna non ha spiegazioni sul dove siano finite quelle pagine, ma ha una lettura del fenomeno.

Per Thale il vuoto non è un errore. È stata una cosa voluta, fatta apposta. Chi ha scritto quelle pagine, o chi le ha trascritte, non aveva paura di una maledizione. Aveva paura di essere sentito.

Valoris lo dice ad alta voce: non vi sembra singolare? Come se qualcuno volesse nascondere qualcosa. E Riven completa il pensiero, cancellare qualcosa dalla storia, salvo che qui non è stato cancellato niente. I buchi sono più vecchi di qualunque perdita.

V. La Porta Sigillata

Il venti di Thalio si porta dietro una seconda cosa, e questa Thale la dice con l'irritazione professionale di chi è stato scavalcato in casa propria. Qualche mese fa una porta all'interno della Grande Biblioteca è stata chiusa e sigillata dal sommo sacerdote, e non ha accesso nemmeno lui. Ha inoltrato richiesta tre volte e per tre volte non ha ricevuto risposta.

La data esatta è tre mesi e cinque giorni fa. Cioè nei giorni in cui il cielo si è aperto e Waterdeep ha smesso di essere una città normale. Alzando gli occhi al cielo, Thale aggiunge: "Io non ho avuto successo le ultime tre volte. Se voi avete dei mezzi più efficaci, beh, potrebbe non essere stupido. Avete qualcosa di così prezioso da offrire, oltre a quello che mi avete già dato oggi?"

Valoris chiede subito due cose: se esista un modo di chiedere ufficialmente udienza a Sandrew il Saggio, e che cosa il sommo sacerdote apprezzi sopra ogni altra cosa. La risposta è la conoscenza nella sua essenza. Valoris allora mette sul tavolo l'ipotesi, senza impegnarsi, di offrire delle domande libere ai membri del gruppo con obbligo di risposta sincera, giusto per capire il livello di entità che servirebbe. Thale gli fa notare che vorrebbe dire trovarsi fisicamente obbligati a rispondere, e che più andranno avanti più questo acquisirà importanza. La cosa resta lì, da valutare.

Valoris chiede infine di poter tornare a studiare con calma i manuali nei giorni successivi, e ottiene accesso libero. Durante tutta la conversazione Thale ha nominato più volte Candlekeep, il che accende una lampadina a Thalio: esiste un modo per comunicare con l'esterno, con Candlekeep o con altri luoghi? Non ne è stato ancora scoperto nessuno, a parte quello che usano i preti. Valoris, uscendo, si concede una confessione che gli somiglia parecchio: se c'è un luogo che vorrebbe visitare in futuro è proprio Candlekeep, perché i sacerdoti della sua divinità gliene hanno parlato come di uno dei più grandi luoghi di sapere, e perché là ci sono tomi unici sulla guerra e sulla strategia.

⛩️ PARTE IV: LA SOGLIA

I. Rooks sulla Cassetta della Frutta

Tornando da Castle Ward verso la Gilda passano vicino alla piazza dell'Arco Divino e la trovano piena di gente, cosa che a quell'ora non ha senso: in quella piazza non c'è niente da fare a meno che una squadra non stia entrando o uscendo. Dalle prime voci capiscono che qualcuno vuole entrare nell'Arco. Poi, ancora a decine di metri di distanza, sentono una voce amplificata che sta finendo un discorso.

"Waterdeep, brava gente di Waterdeep, fermatevi un momento. Guardatemi bene, perché è l'ultima volta che dovrete chiedervi chi sono. Mi chiamo Rooks Fenmarsh. Due anni di riserva per i Guardiani della Trama. Buono solo a scaldare un posto finché serviva a qualcuno. Il giorno che ho provato a prendermi quello che mi ero guadagnato, il Consiglio mi ha marchiato traditore in pubblica piazza."

"Sono andato dal Dado Nero. Sapete cosa ho trovato quando sono uscito di cella? Uno gnomo al posto mio, reclutato in un giorno, perché nessuno lì aspetta chi non è comodo tenere d'occhio. Dorin, se mi stai ascoltando, tientelo pure quel posto: non lo volevo per stare in coda dietro un altro capitano."

"Quindi no, non chiedo più permesso a nessuno. Non ai Guardiani, non al Dado Nero, e non a un consiglio di vecchi che decide chi merita la gloria da dietro una scrivania. Non mi serve una gilda che mi dica cosa valgo. Entro io, oggi, con le mie regole. E se gli dèi hanno davvero occhi per vedere chi merita, mi vedranno arrivare con le mie gambe, non con le loro benedizioni. Chi ha bisogno di un mandato? Chi ha bisogno di una prova, o di un consiglio, o di un capitano che ti dice quando sei pronto? Io no. Non più. La gloria non si chiede in ginocchio, si prende."

Poi si gira verso l'Arco. "E io me la prendo da solo."

II. I Quattro Pagati

Con lui ci sono quattro persone, e basta guardarle per capire cosa sono.

  • Sella Rask, detta Topolino: mezzelfa ladra, riserva delle Monete Fortunate, che Thalio potrebbe conoscere. Guarda Rooks con un'aria più innamorata che convinta, ed è come se l'avvertimento non l'avesse nemmeno sentito.
  • Grendel: umano, palesemente un guerriero, nessuno di loro lo ha mai visto. Alla fine del discorso porta una mano alla sacca pesante che gli tira la cintura.
  • Una tiefling mai vista in nessuna gilda, vestita in modo particolare con una specie di impermeabile pesante.
  • Uno gnomo artificiere, che qualcuno potrebbe riconoscere per aver partecipato spesso agli spettacoli pirotecnici delle festività. Anche lui ha una sacca ben pesante alla cintura.

Sono mercenari pagati, non c'è dubbio. Ma nessuno di loro è titubante: o hanno accettato il rischio, o sono convinti anche loro che gli dèi apprezzeranno il coraggio. Hanno zaini pieni e armi alla cintura, sono equipaggiati sul serio.

III. Il Solo che Prova a Fermarli

Valoris si fa largo tra la folla, che lo riconosce e lo lascia passare, e grida a Rooks di fermarsi un secondo. La risposta arriva secca: "proprio tu vuoi darmi degli ordini? Non osare, cane dei guardiani." Valoris incassa il complimento e cambia registro, togliendo la questione da sé e spostandola sugli altri quattro.

Sei libero di fare quello che vuoi, ma se le cose non dovessero andare bene non si sa quale sarà il tuo destino, né quello dei tuoi compagni. Sei davvero disposto a sacrificare così la vita di altri? Se proprio devi farlo, vai prima tu. Metti a rischio la tua, di vita. Ma non trascinare altre persone in una cosa di cui nessuno sa cosa può succedere.

Rooks gli sorride come si sorride a una beffa e si gira verso i suoi. Fealer aveva dichiarato di voler intervenire anche lui, poi decide di lasciar fare, in nome della scienza: è l'occasione di verificare una delle sue ipotesi. Riven resta in silenzio e si mette in posizione difensiva, guardandosi intorno per coprire i civili vicini nel caso scoppi qualcosa. Thalio non lo perde d'occhio e si concede un addio tutto interno: addio, povero sciocco, hai voluto giocare con gli dèi e hai perso. Valoris, visti i volti, chiude con l'unica cosa che gli resta da dire: non posso fare altro che augurarti ogni bene.

IV. Pochi Secondi

Scendono dalla cassetta e attraversano il velo tutti insieme, coordinati come una squadra di amiconi che si conosce da vent'anni. Il gesto sembra innocuo: una mano avanti, un piede, la linea invisibile superata. Poi i Guardiani sentono una fitta dove sanno, più debole di quella che li aveva presi quando era entrato il Dado Nero, ma inequivocabile: è l'Arco che richiama la loro attenzione. Al di là del velo qualcosa sembra muoversi, delle ombre, qualcosa che si accorge di una presenza che non dovrebbe essere lì.

La pelle a contatto con l'aria oltre il velo si increspa come se fosse vicina a una fiamma. Compaiono crepe sottili, nere come inchiostro, che risalgono dalle dita al polso, dal polso al braccio. Le urla diventano più forti e quasi tutti cadono in ginocchio. In pochi secondi le crepe superano il gomito e corrono sotto la pelle.

Grendel, che per primo aveva urlato, riesce con uno sforzo a fare un balzo all'indietro e a uscire: resta a terra a piangere, con un braccio completamente nero e rinsecchito. Gli altri quattro sono ancora dentro. Valoris si avvicina, verifica che su Grendel le crepe si siano fermate, poi lo blocca, gli prende la testa e gliela punta attraverso il velo, costringendolo a guardare cosa succede ai suoi.

Sella riesce a gattonare fuori trascinandosi sulle braccia, annerita per metà corpo, e fa fatica a respirare. Valoris chiede a Morgrim di prendere il suo posto e di tenere fermo Grendel, e corre a provare a curarla. Muore tra le sue braccia. Gli ultimi tre rimasti dentro hanno ormai i capillari degli occhi scoppiati, le ragnatele nere diventate rosse su tutto il corpo, e chi prova a parlare sputa solo saliva scura di sangue rappreso. La tiefling e lo gnomo smettono di respirare. Poi la barriera, come se si fosse stancata, sbalza fuori l'ultimo.

Quello che viene sputato fuori non è più Rooks. È uno scheletro completamente nero, bruciato, privato di ogni traccia di carne.

Dall'inizio alla fine è durato poco meno di una trentina di secondi. Quattro morti e un mutilato.

V. Il Discorso in Piazza

Valoris posa delicatamente il corpo della mezzelfa a terra. Poi torna da Grendel, che Morgrim sta ancora tenendo, lo guarda e gli dice una cosa sola: è questo quello che succede a sfidare gli dèi senza preparazione. Poi sale sulla cassetta della frutta da cui aveva parlato Rooks, il punto più alto che ha, e chiama a raccolta la piazza.

"Brava gente di Waterdeep. Questo è esattamente quello che succede a fare atti indiscriminati. Gli dèi hanno parlato. Ci sono delle regole, e questo è quello che succede quando le regole non sono rispettate."

"È vietato a tutti voi intraprendere queste azioni: portano quasi certamente alla morte. Vi prego, per la vostra incolumità, di non arrischiarvi in atti come questo. Ci sono delle gilde, ci sono delle regole. Se volete farne parte, se volete informarvi e avere la possibilità, usate quelle."

"È tutto nuovo anche per noi che siamo qui, e che possiamo considerarci i veterani. Quando avremo informazioni in più, vedremo di comunicarle. Ma per la vostra sicurezza: non fate quello che è appena stato fatto. Questo è il risultato. Ne vale la pena? Vale la vostra vita?"

Scroscio di applausi. Valoris scende, si rivolge a Grendel un'ultima volta e gli consiglia di andare al Tempio di Mistra, che in questo momento è il posto con le persone più preparate a gestire ferite come la sua, e gli augura fortuna. Poi dice a Thalio di smettere di fissare lo scheletro, fa lasciare la presa a Morgrim e riporta tutti verso la Gilda.

Per la strada Fealer mette sul tavolo un sospetto scomodo: e se fosse stata la Gilda ad aizzare quella gente? Lui i suoi dubbi sull'ingresso di un quarto gruppo li aveva esposti, e l'idea che qualcuno abbia pagato dei disperati per fare da esperimento non gli sembra impossibile. Resta un'ipotesi. Quello che invece è certo è che un dubbio che riguardava tutti, non solo loro, adesso ha una risposta pubblica e definitiva: nell'Arco non si entra senza Marchio.

🕯️ PARTE V: IL REQUIEM PER TAM

I. In Divisa Cerimoniale

Al tramonto Valoris aspetta fuori dalla Gilda in armatura completa, con l'elmo ornamentale e un tabarro bianco che porta ai lati il simbolo del Cavaliere Rosso, il cavallo con l'occhio stellato. Nessuno gli fa notare che per un rito funebre ci si veste in altro modo, e del resto serve una divinità della guerra. Ci vanno tutti. Riven lascia armi e armature in camera e resta in silenzio rispettoso per tutta la cerimonia. Fealer, che non sa come ci si comporta, si mette alla sinistra di Riven e si limita a osservarlo e a imitarne i gesti.

Al tempio li aspetta Dresk Colhollow. Valoris saluta i sacerdoti e i soldati di guardia, si dirige al ramo del Cavaliere Rosso e chiede accesso alla zona privata. Fa sedere tutti, si mette all'altare e comincia a tirare fuori da una sacca gli oggetti che aveva comprato ai mercatini il giorno prima: una pedina di legno dipinta di rosso con un cavallo, un pezzo di gesso, un grimaldello, una moneta di rame, un coltello e una candela rossa. Accanto c'è un volume enorme, aperto su una pagina, un calamaio e una penna. La pagina è scritta fino a un certo punto, poi si ferma.

II. Il Rito

"Non siamo qui per attribuirgli una gloria che non ci appartiene. A quel tempo non portavamo uniformi, non servivamo un sovrano, nessun capitano ci pagava. Eravamo ragazzi di strada. Rubavamo per fame, mentivamo per paura, e spesso facevamo ciò che era necessario senza domandarci se fosse giusto. Avevamo però dei segnali, dei rifugi, dei turni e delle vie di fuga. Ognuno di noi aveva un posto e un compito. Ci affidavamo gli uni agli altri quel poco che possedevamo, e soprattutto le nostre vite."

Posa la pedina al centro dell'altare. "Questo non rende giusto quello che facevamo. Ma un esercito non nasce dalla paga, da uno stendardo o dal riconoscimento di un re. Nasce quando ciascuno accetta di mantenere la propria posizione affinché i compagni possano tornare a casa. Non eravamo che dei giovani inesperti. Ma eravamo un esercito."

Prende il gesso e disegna sull'altare l'agguato, la battaglia, come andò, con tutto il dettaglio che riesce a ricordare. Quando ha finito di disegnare, riprende.

"La Signora della Strategia insegna che ogni battaglia deve lasciare una lezione. Le vittorie mostrano ciò che dobbiamo conservare, le sconfitte ciò che non dobbiamo ripetere. Se da quella notte non imparassimo nulla, egli morirebbe di nuovo ogni volta che permettessimo al medesimo errore di reclamare un altro compagno."

"La sua morte appartiene al nemico che tese l'agguato. L'errore che lo rese possibile appartiene a noi che siamo sopravvissuti. Non lo nasconderò dietro parole d'onore."

Posa il grimaldello accanto alla pedina: rappresenta l'ingegno con cui aprivano una strada quando con la forza non potevano. Poi il coltello: le armi che potevano permettersi, e il coraggio con cui cercavano di compensare tutto ciò che mancava. Infine la moneta.

"Questa non è la paga per la sua morte, perché nessuna vita può essere pagata. È un'offerta alla dea, conquistata mediante abilità e non affidata alla sorte. Ed è il riconoscimento che nessuno gli concesse quando era ancora in vita."

"O Signora della calma lucidità e dei campi ancora da combattere, volgi il tuo sguardo su questo caduto. Non domandare quale sovrano servì, quale uniforme indossò, o sotto quale stendardo marciò. Guarda la posizione che gli venne affidata. Guarda il dovere che accettò. Guarda coloro che poterono continuare perché non abbandonò il suo posto."

III. Il Nome negli Annali

Valoris si gira verso Dresk e lo chiama davanti alla dea e ai presenti come fratello di sangue del caduto. Poi si dichiara: "io, Valoris, sacerdote del Cavaliere Rosso, sopravvissuto della prima compagnia, riconosco il soldato come caduto del nostro esercito. Per questo il suo nome sarà ricordato negli annali dei caduti, e sarà ricordato a ogni celebrazione." E chiede al fratello non di raccontare come morì, perché quella parte è già registrata, ma di raccontare qualcosa della sua vita, da dire ogni volta che il suo nome verrà letto.

Dresk è un fiume di lacrime. Si alza a passi lentissimi, gli va incontro e si inginocchia davanti a lui. E quello che fa non è raccontare: è chiedere scusa. Per tutto il rancore che si è portato dietro in questi anni, per aver pensato male di lui, per aver creduto che fosse Valoris la causa della morte di suo fratello. Dice che non servono altre parole, perché Valoris ne ha appena dette molte di più di quante lui sarebbe capace di dirne.

Valoris gli fa cenno di alzarsi e lo solleva con le braccia. "Il sangue ti rese suo fratello. La memoria ti rende custode del suo nome." Gli mette in mano la penna, lo porta al tomo e gli detta l'iscrizione.

Nome: Tam. Compagnia: il nostro primo esercito. Grado: compagno. Azione: caduto in un agguato nell'adempimento del proprio dovere. Testimone: Valoris. Custode della memoria: Dresk.

E sotto, la formula: "Nessun uomo affidato al mio comando entrerà inconsapevole in un pericolo che io avrei potuto prevedere. Il suo nome sarà conservato insieme alla lezione per la quale ha pagato."

In ultimo Valoris prende il coltello. "Non offro questo sangue al suo posto, perché è già stato versato. Offro il mio, perché devo assumermi il peso di ricordare, imparare e guidare meglio." Chiede se qualcuno voglia aggiungere qualcosa, e nel silenzio toglie la pedina dall'altare: "sul campo, mai più. Nella memoria, sempre." La affida al fratello. Dresk chiede solo il permesso di restare ancora un po' a pregare, e Valoris gli lascia il coltello e tutti gli oggetti della cerimonia, dicendogli che se avrà bisogno sa dove trovarlo.

IV. Le Domande Dopo

Fuori dal tempio Riven gli dice che è stato molto emozionante, e si augura che non siano loro i prossimi protagonisti di un rito del genere. Fealer, con la curiosità di sempre, vuole capire come funziona: si fa per chiunque? Si prende un compenso? Valoris spiega che il rito funebre si celebra su richiesta per qualunque soldato caduto nell'adempimento del proprio dovere, che non si chiede compenso e che eventuali offerte vanno all'ordine, e che quella di stasera era una cerimonia particolare perché il caduto era una persona che conosceva. La grande celebrazione in cui si leggono tutti i nomi, invece, avviene due volte l'anno. Quando le richieste sono molte, si accorpano in un rito settimanale o mensile.

Thalio gli fa notare, sottovoce, la contraddizione che si porta addosso: un sacerdote della Strategia che gira con il simbolo della Fortuna al collo. La risposta di Valoris è la sua professione di fede più netta finora.

Il dogma della sua chiesa è che ogni battaglia può essere vinta con la giusta preparazione, e lui ne è un grande fermo sostenitore. Porta comunque accanto a sé anche il simbolo del dio di Thalio, perché a volte anche la fortuna aiuta gli audaci. Ma è cieca.

🍺 PARTE VI: PERCHÉ SIAMO SCESI

Valoris raccoglie la proposta che Fealer aveva lasciato in sospeso al mattino e offre la cena. Scelgono una taverna di qualità, non di lusso, un tavolo appartato e abbastanza grande, due monete d'argento a testa. Ed è qui che, per la prima volta in tre mesi, ognuno dice ad alta voce perché è sceso. La ragione per cui Fealer lo chiede la dice lui stesso: è l'ultimo arrivato, non ha idea delle motivazioni degli altri, e la cosa più importante di tutte è il gruppo.

Valoris

"È molto più semplice di quello che si può pensare." Sacerdote di una divinità della guerra, e nello specifico della strategia. Viene dalla città fortificata accanto a Baldur's Gate, dove sta una delle sedi principali della sua religione e dove si forma la maggior parte dei suoi. Dopo un po' di esperienza nelle zone di Baldur's Gate gli è stato chiesto di trasferirsi a Waterdeep per prendere il posto di alcuni vecchi sacerdoti in procinto di tornare a insegnare o a riposarsi. Nel frattempo è successo quello che è successo. La sua divinità serve Tempus, e quando sono stati chiesti dei volontari lui ha pregato, ha chiesto consiglio, ha chiesto se fosse necessaria la sua presenza per onorare i suoi compagni, e ha ricevuto una risposta affermativa. Ci tiene a portare avanti l'onore della sua divinità e a giocare, se di gioco si può parlare, nel miglior modo possibile, per portare gloria alla dea e ai compagni, che contano tanto quanto. "Nessuna storia tragica legata ad assassinii o traumi infantili."

Fealer

Studia da moltissimi anni e quando è comparsa la cupola si è ritrovato chiuso dentro. Per lui tutto questo è come una malattia da estirpare, e vuole essere lui a scoprirne la cura: concludere il dungeon, se esisterà, e trovare la risposta all'anomalia. Alla richiesta di spiegare cosa ci sia di anomalo, elenca: l'ingresso concesso solo a certi eletti, una cupola che impedisce entrata, uscita e comunicazione, gli dèi che li mettono alla prova o, come la vede lui, giocano con loro. Poi lo dice con l'immagine che resterà sul tavolo: li vede come scimmie in gabbia, animali in gabbia messi lì a far divertire delle persone, e quelle persone sono gli dèi. Valoris commenta che l'immagine è piuttosto forte. E per capire di più, aggiunge Fealer rivolgendosi direttamente a lui, deve studiare: il soggetto da studiare da vicino è proprio Riven.

Riven

Si è proposto volontario un po' perché conosceva Arianna, che lo ha aiutato con la sua magia, e un po' perché sono stati questo dungeon e queste divinità a scatenare quella magia. Vuole scoprire dentro il dungeon cosa gli è accaduto, capire come controllarla meglio, e capire se le risposte che cerca sono là sotto. Nota lui stesso che il suo obiettivo e quello di Fealer vanno abbastanza di pari passo.

Thalio

Non ha motivazioni profonde come gli altri e lo dice apertamente. In parte è ripagare la Gilda della fiducia, per averlo cresciuto e per aver creduto in lui. In parte è spirito d'avventura, e la voglia di scoprire quello che può fare e quello che riesce a fare. "Nulla di più."

Morgrim

Fa notare una cosa vera che agli altri era sfuggita: lui, Thalio e Valoris in qualche modo si conoscevano già da prima, mentre Riven è arrivato da tre mesi e Fealer da ancora meno. Prima di questi tre mesi non erano una squadra: avevano collaborato a qualche missione, si erano visti in Gilda, ma come squadra vera esistono solo da quando sono stati assemblati per contendere il posto dei Guardiani della Trama. Sulle proprie motivazioni resta sul vago: è un guerriero veterano, si è ritrovato un po' per caso in questa avventura, e ammette che deve ancora decidere cosa il suo personaggio stia provando davvero, nei confronti del dungeon e dei compagni.

🔍 APPENDICE: LA RICERCA IN BIBLIOTECA

Cosa esce dai tomi, tra il pomeriggio alla Fonte della Conoscenza e la mattina successiva

Il pomeriggio del dono si ferma alle sei e mezza, perché al tramonto c'è il requiem. Ma Valoris ha ottenuto da Corvin Thale accesso libero ai volumi nei giorni successivi, e il gruppo decide di tornare la mattina dopo, prima che il pomeriggio venga mangiato dal sarto e la sera dal ricevimento di Lord Haventree. Ci vanno tutti e cinque, e ci restano fino a mezzogiorno.

Le tre piste su cui concentrarsi le sceglie Riven: i Prescelti, Karsus, e le divinità primordiali. Thale le accetta, poi fa quello che fa un bibliotecario a cui hai dato una domanda troppo larga: invece di rispondere, ti mette davanti tutto il contesto in cui la domanda esiste. Sale e scende dalle scale per quattro ore, tira giù volumi che non c'entrano nulla e poi spiega perché c'entrano, e li corregge ogni volta che confondono quello che un testo dice con quello che la gente racconta che dica.

Quello che segue è il contenuto di quelle ore, che ciascuno di loro conosce nella misura in cui c'era e ha letto. Una parte risponde alle domande. Una parte molto più grossa no, ed è storia del mondo che qualunque erudito di Faerûn conosce a grandi linee: serve a capire in che cosa stanno mettendo le mani, e soprattutto quante cose potrebbero essere la risposta.

📐 Come si legge un archivio, secondo Thale

Lo ripete tre volte nel corso della mattina, ed è la cosa più utile che insegna, più di qualunque data. Un archivio non conserva fatti: conserva copie di persone che scrivevano. Quindi ogni informazione ha tre livelli, e vanno tenuti separati con la stessa cura con cui si tengono separati i veleni.

  • Quello che un testo dice. Le parole sulla pagina. È l'unica cosa che esiste davvero.
  • Quello che un testo sembra dire. La traduzione, il contesto, l'intenzione ricostruita. Utile, e già inventata a metà.
  • Quello che la gente racconta che dica. Inutile per un archivio, prezioso per capire la gente. Thale lo cataloga comunque, in una sezione a parte che chiama, senza ironia, "opinioni".

"Un'ipotesi che spiega tutto non è una buona ipotesi. È teologia. La storia spiega male e spiega poco, e quando spiega tutto vuol dire che qualcuno ha riempito i buchi al posto vostro."

🕰️ Le ere del mondo, in ordine, per chi non le ha mai messe in fila

Thale insiste su questa parte perché, dice, non si cerca in una biblioteca senza sapere dove si sta cercando. Nessuna di queste informazioni serve a Riven. Tutte insieme, però, gli fanno capire quanto è profondo il pozzo in cui si è affacciato. Siamo nell'anno 1495 del computo dei Dalelands, che è il modo in cui in questa parte del mondo si contano gli anni.

I Giorni del Tuono, e prima di essi

Il mondo prima che ci fosse qualcuno a raccontarlo. Le razze creatrici: i sarrukh, rettili che costruirono i primi imperi e che dei loro esperimenti hanno lasciato in giro discendenti degenerati; i batrachi, anfibi; gli aearee, creature alate. Più tardi i giganti di Ostoria, figli di Annam, e i draghi, che con i giganti fecero una guerra che durò millenni. Avevano i loro dèi, quasi tutti morti o dimenticati, e i loro nomi sopravvivono solo nelle liste.

La Caduta delle Lacrime

L'episodio che Thale racconta con più gusto, perché è quello in cui i mortali, per la prima volta documentata, chiamarono qualcosa di più grande di loro per vincere una guerra. I batrachi, alle strette, invocarono i primordiali contro gli dèi. La risposta la attribuiscono a Asgorath, il dio dei draghi, che scagliò contro il mondo una luna di ghiaccio: si frantumò in cielo e ricadde per anni. Cambiò il clima, spezzò i continenti e chiuse l'era. "Vinsero la battaglia in cui erano impegnati. Persero tutto il resto. Tenetelo a mente ogni volta che qualcuno vi dice che ha trovato un alleato grande."

Le Guerre della Corona, e la Discesa

Cinque guerre tra elfi, migliaia di anni, e la fine del loro primato sul mondo. L'ultima produsse la cosa che tutti conoscono senza conoscerne la causa: i seguaci della dea Lolth furono maledetti da Corellon, il padre degli elfi, e cacciati sotto terra. Da lì vengono i Drow, e da lì viene Menzoberranzan. Thale lo cita per un motivo preciso, e cioè che è il caso meglio documentato di una divinità che punisce un intero popolo cambiandogli il corpo. Precedente utile, e nessuna somiglianza con la cicatrice di Riven: là c'era un nome, c'era un'accusa, e c'era una sentenza.

Netheril e Imaskar, i due imperi che ci provarono

Le due volte in cui dei mortali arrivarono a misurarsi col divino con la sola magia, e le due volte in cui finì male. Ci sono due sezioni dedicate qui sotto, perché sono la risposta più diretta alla domanda di Riven.

Il Tempo dei Disordini, anno 1358

Gli dèi costretti a camminare su Toril in corpi mortali. Non è leggenda: c'era gente che li ha visti passare per strada, e alcuni di quei corpi sono morti. Ne parla la sezione Sopra gli dèi, perché la cosa interessante non è che è successo, ma chi lo ha ordinato.

Il Flagello Magico, anno 1385, e il Secondo Squarcio

La dea della magia assassinata una seconda volta. La Trama collassò, un fuoco azzurro si riversò nel mondo, e pezzi interi di un altro mondo comparvero al posto di pezzi di questo. Un secolo dopo, il Secondo Squarcio ha rimesso quasi tutto a posto, e si è chiuso pochi anni prima di oggi: c'è gente al mercato che se lo ricorda. Anche questo ha una sezione a parte, perché è il pezzo di storia recente in cui il mondo è stato letteralmente riscritto due volte, e nessuno sa dire da chi la seconda.

🔥 Karsus, e l'unica volta in cui è successo davvero

È la risposta più precisa che la storia di Faerûn possa dare alla domanda di Riven, ed è anche la peggiore. Alla richiesta se siano mai esistiti mortali che portassero insieme una componente arcana e una divina, la risposta è sì, è documentato, ed è la cosa più terribile che sia mai accaduta al mondo.

Chi era, e dove viveva

Karsus, arcimago di Netheril, il più grande mago mortale che sia mai esistito. Netheril era un impero di maghi le cui città principali, chiamate enclavi, fluttuavano in aria, tenute su da artefatti detti mythallar che concentravano magia grezza in quantità che oggi nessuno saprebbe replicare. A Netheril la magia non era una disciplina: era un'infrastruttura, come da noi l'acqua.

Perché lo fece

Non per ambizione pura, ed è la parte che Thale ci tiene a precisare. L'impero stava perdendo una guerra invisibile contro i phaerimm, creature che vivevano sotto la sabbia e che stavano prosciugando la terra e la magia da sotto, trasformando in deserto tutto quello che toccavano. Nessun incantesimo conosciuto bastava a fermarle. Karsus cercava un'arma definitiva. "Aveva un problema reale. È questo che rende la storia utile invece che moraleggiante."

Costruì un incantesimo per rubare il dominio alla dea della magia e prenderne il posto. Non era un'ipotesi teorica: lo lanciò, e funzionò. Per pochi secondi un mortale tenne insieme la magia arcana e quella divina, e fu a tutti gli effetti un dio.

Quei pochi secondi bastarono. Il peso di tutta la magia del mondo gli passò attraverso e lui non riuscì a reggerlo. La dea morì per fermarlo, e con lei la magia si spense ovunque, di colpo. Le città sospese precipitarono e si schiantarono al suolo. Un impero cadde letteralmente dal cielo nel giro di una giornata. Di Karsus resta una montagna di pietra del colore del sangue, che è quello in cui si trasformò: la regione si chiama Karse e ci si può ancora andare, anche se Thale sconsiglia caldamente di farlo.

  • La data è il -339, cioè poco più di milleottocento anni fa, ed è la stessa data che gli archivi indicano come nascita della magia selvaggia. Le cicatrici permanenti lasciate nella Trama dalla morte della dea produssero le zone di magia morta, dove gli incantesimi semplicemente non funzionano, e le zone di magia incontrollata, dove funzionano in modo diverso da quello previsto.
  • Da lì viene la regola che regge ancora oggi. La dea tornò sotto un altro nome, e da allora nessun mortale può più lanciare incantesimi oltre un certo livello. Non è una convenzione accademica: è un limite messo apposta perché quello che fece Karsus non sia più ripetibile. Ogni mago vivente lavora dentro un recinto costruito attorno a un solo uomo morto.
  • E i phaerimm? Sopravvissero alla caduta dell'impero, perché non erano il bersaglio. Furono sigillati secoli dopo da creature chiamate Sharn, dietro una barriera magica sotto Anauroch, il deserto che oggi copre quello che era Netheril. Non uccisi: sigillati, e la barriera nei secoli ha ceduto più di una volta. Thale lo aggiunge come nota a margine, e nessuno al tavolo ci fa troppo caso sul momento.
  • Perché riguarda Riven. Portare insieme arcano e divino è possibile, ma i casi documentati durano secondi, e nei pochi casi minori chi le portava si consumava in fretta. Riven le porta addosso tutte e due da tre mesi e sta benissimo. Thale lo fa notare senza addolcirlo: o i casi documentati sono sbagliati, o quello che ha lui non sta litigando con niente. Non sa dire quale delle due gli piaccia di meno.

🧱 Gli Imaskari, e il precedente che nessuno cita volentieri

Il secondo esempio serve a dimostrare una cosa diversa. Gli Imaskari furono un impero di maghi mortali che non possedettero mai alcuna componente divina, e che con la sola magia arcana riuscirono a murare gli dèi fuori dal mondo per generazioni intere, impedendo loro di raggiungere i propri fedeli. Il punto non è che ci riuscirono: il punto è che dimostra che la magia arcana, da sola, può arrivare a un livello che rivaleggia con il potere divino da pari a pari.

Perché lo fecero, e come finì

Avevano bisogno di braccia, e le andarono a prendere altrove: rapirono popolazioni umane da un altro mondo per intere generazioni, e per evitare che i loro dèi venissero a riprenderseli costruirono la barriera. Funzionò per secoli. Poi due divinità di quel pantheon trovarono un modo per passare comunque, non sfondando la barriera ma entrando dentro dei mortali e agendo attraverso di loro, e da lì l'impero cadde in pochi anni. I discendenti liberati di quegli schiavi fondarono Mulhorand e Unther, che esistono ancora e che a tutt'oggi venerano quelle stesse divinità. "Tenete a mente il metodo, se non vi dispiace. Non hanno abbattuto un muro: hanno trovato una porta che non era stata considerata una porta."

È l'unico passaggio della mattinata in cui Thale si accorge da solo di aver detto una cosa che potrebbe essere pertinente, e si interrompe a metà frase. Poi riprende come se niente fosse, perché, come dice, una somiglianza non è un argomento.

👁️ Sopra gli dèi: Ao, e l'unica volta che ha alzato la voce

Questa parte nasce da una domanda laterale, e Thale la considera la più interessante della mattina proprio perché non risponde a niente di quello che gli è stato chiesto. Se tre divinità sono scese in città e hanno costruito una porta nel terreno, la domanda da bibliotecario non è perché lo hanno fatto, ma se qualcuno gliel'ha chiesto. E la risposta è che esiste un precedente, esiste un nome, ed è avvenuto tutto a Waterdeep.

Il nome, e perché non lo sentite mai

Si chiama Ao. I testi lo chiamano il Sovrasignore, o l'Onnisignore, e nessuno dei due titoli è una carica religiosa: sono descrizioni di posizione, come si dice il proprietario di un edificio. Ao non è un dio in nessuno dei sensi in cui la parola viene usata in questa città.

  • Non ha fedeli, e non perché siano pochi: non ne accetta.
  • Non ha templi, non ha clero, non ha giorni sacri, non ha liturgie, non ha un simbolo sacro.
  • Non ha un dominio. Non è il dio di qualcosa. Non c'è una sfera del mondo che gli appartenga.
  • Non risponde alle preghiere. Non si sa se le senta. Nessun incantesimo divino documentato è mai arrivato da lui.
  • Non ha mai chiesto niente a nessun mortale, in tutta la storia scritta, con una sola eccezione che è quella di cui sotto.

"Ecco perché non ne avete mai sentito parlare in un tempio. Un dio che non risponde è inutile a un sacerdote. Non è un'omissione, è mancanza di materiale: non c'è niente da predicare su una cosa che non ti parla. Noi lo catalogato sotto amministrazione, non sotto teologia, e non è una battuta."

Le Tavole del Fato

Quello che Ao tiene, e l'unica cosa per cui i testi lo nominano davvero. Due tavole su cui sarebbero scritti il nome e il compito di ogni divinità, e le regole con cui gli dèi hanno il permesso di agire sul mondo: chi è responsabile di cosa, cosa può fare e cosa gli è vietato. Non sono una profezia e non contengono il futuro. Sono, letteralmente, un registro di incarichi. Thale ci tiene enormemente a questa precisazione, perché è l'unico punto della mattinata in cui l'archivio descrive il divino nei termini in cui lui pensa: "un elenco di nomi con accanto una funzione. È il mio mestiere, applicato agli dèi. Non so dirvi se mi conforti o se mi terrorizza."

Anno 1358: quello che è successo, ed è successo qui

Due divinità, Bane e Myrkul, rubarono le Tavole. La reazione di Ao non fu contro i due colpevoli: fu contro tutti. Si manifestò in cielo sopra Waterdeep, e la sua voce fu udita dalla città intera. Spogliò l'intero pantheon della propria divinità e lo costrinse a scendere su Toril in corpi mortali, colpevoli e innocenti nello stesso modo, vietando a tutti quanti di tornare finché le Tavole non fossero recuperate.

Poi tacque, e non intervenne più. Per circa un anno gli dèi girarono per il mondo con un corpo che si poteva ferire, e il mondo si arrangiò.

È la ragione per cui la chiesa di Oghma a Waterdeep ha su questo un fondo migliore che sulla maggior parte delle cose: non è storia arrivata da lontano, è testimonianza raccolta in città, da gente che quel giorno era per strada e che ha dettato quello che aveva visto e sentito. Thale tira giù tre volumi di deposizioni e ne legge qualche riga a caso. Sono tutte concordi sulla voce e tutte diverse su ogni altro dettaglio, il che per lui è la prova migliore che siano autentiche.

Il prezzo, in nomi

In quell'anno delle divinità morirono per davvero, uccise in forma mortale. Morirono i due ladri, Bane e Myrkul, e con loro Bhaal, il dio dell'omicidio. Morì anche la dea della magia, che non era coinvolta nel furto: provò a risalire e le fu sbarrata la strada da Helm, che aveva ricevuto l'ordine di non lasciar passare nessuno. Lui eseguì l'ordine. Lei fu distrutta. "L'unico dio che quell'anno ha fatto esattamente il suo dovere è quello che tutti ricordano come il carnefice. Pensateci, quando la gente vi dice che gli ordini sono ordini."

E il prezzo, in posti vacanti

Dove un dio era morto, il dominio restò orfano, e a raccoglierlo furono dei mortali. Almeno tre persone nate e cresciute su Toril chiusero quell'anno come divinità, e una di loro è la dea della magia a cui prega Arianna oggi. È il collegamento diretto con la seconda categoria dei Prescelti, qui sotto: la differenza tra un incidente e un'ascesa è soltanto se qualcuno è sopravvissuto a tenerlo.

Il dettaglio locale che nessuno del gruppo si aspettava

Lo scontro finale di quella vicenda avvenne nel cielo sopra Waterdeep, a poche centinaia di metri da dove sono seduti: Myrkul fu distrutto lassù da Mezzanotte, cioè da una maga mortale che poche ore dopo sarebbe diventata la dea della magia. Le deposizioni collocano la scena all'altezza delle torri di Castle Ward, quindi sopra la torre del Blackstaff, che è esattamente l'edificio in cui Riven è sceso due giorni fa a trovare Anders Voss. La torre prende il nome da Khelben Arunsun, detto il Blackstaff, che di Mezzanotte fu maestro e compagno e che in quella vicenda ci fu dentro fino al collo. La cosa non significa niente e non c'è nessun nesso: Thale lo dice prima ancora che qualcuno possa chiederglielo. Resta il fatto che l'ultima volta che una divinità è morta in questa città è morta sopra quella torre, e che la donna che la uccise è quella a cui Riven si è rivolto per prima.

La regola nuova, uscita da tutta la faccenda

Quando le Tavole tornarono al loro posto, Ao parlò una seconda e ultima volta, e stabilì una cosa che ha cambiato il rapporto tra il mondo e il cielo più di qualunque guerra: che una divinità dipende dai propri fedeli per esistere. Non li gradisce: ne ha bisogno. Un dio dimenticato si indebolisce, un dio senza nessuno che lo nomini finisce.

"Da quel giorno il culto non è devozione, è sostentamento. E adesso vi faccio io una domanda, e non ho alcuna risposta da darvi. Tre divinità hanno costruito nel terreno una cosa di cui parla tutta la città, hanno messo in piazza una stele con una classifica, e hanno fatto in modo che migliaia di persone ne discutano ogni giorno e cuciano nastri rossi e blu addosso ai bambini. Voi sapete cosa mi sembra, tutto questo, letto da qui? Mi sembra un modo molto efficiente di farsi nominare."

La riga che Thale non sa spiegare, e che legge due volte

In una delle deposizioni, e in un solo commentario molto più tardo che la riprende, c'è una frase attribuita ad Ao stesso alla fine di tutta la faccenda. Dice, in sostanza, che anche lui deve rendere conto a qualcuno, e che lo sta facendo. Non dice a chi. Non dice di cosa. Non c'è nessun altro passaggio, in nessun testo che questa biblioteca possieda, che riprenda quel punto.

"Una riga sola, in una deposizione, che nessuno ha mai potuto confermare. Da bibliotecario vi dico che una fonte singola non è una fonte. Da uomo vi dico che ci penso da vent'anni."

E poi l'ha fatto di nuovo, poco tempo fa

La parte che rende tutto questo storia recente e non antiquaria. Dopo il Flagello Magico le Tavole risultarono danneggiate, e i testi più recenti sostengono che Ao le abbia riscritte. Il risultato fu il Secondo Squarcio: divinità che si fondono, altre che tornano dopo secoli di assenza, nomi che cambiano posizione nelle liste, domini riassegnati. Si è chiuso pochi anni prima della Discesa su Waterdeep. "Gli elenchi degli dèi che ho su quello scaffale sono stati riveduti tre volte da quando io lavoro qui. Tre. Voi credete di servire delle costanti. Io ho le bozze."

Cosa ne fa Thale, alla fine: niente, e lo dichiara. Ao non è una pista, perché non c'è nessun modo di interrogarlo, nessun tempio a cui chiedere, nessun sacerdote da corrompere e nessun rito che lo raggiunga. È soltanto il precedente più grosso che esista, e serve a ricordare una cosa sola: l'ultima volta che gli dèi hanno camminato su questa terra non era una minaccia venuta dal basso, era un provvedimento venuto dall'alto, e il mondo lo scoprì soltanto perché qualcuno si prese la briga di parlare a voce alta sopra una città.

"Se dovessi scommettere su chi ha deciso questa faccenda, non scommetterei su nessuno dei tre nomi che vi hanno dato il Marchio. Guarderei più in alto, e mi fermerei prima di arrivare in cima, perché più in alto di Ao la mia biblioteca non arriva. Ma io non scommetto. Io catalogo, e vi ho appena mostrato un catalogo con dentro dieci risposte possibili. Scegliere quella che vi piace di più è esattamente l'errore che mi pagano per non fare."

✨ I Prescelti, e le tre categorie dell'archivio

Questa è la parte più ordinata della ricerca, perché è una vera voce di catalogo: gli archivi classificano da sempre in tre categorie i casi di mortali con una fonte di potere divino addosso. Thale le elenca contando sulle dita, e la cosa importante è la costante che accomuna tutte e tre.

1. I Prescelti

Potere divino prestato a un mortale da una divinità precisa, che se lo riprende quando vuole. Non è un'acquisizione permanente, è un prestito, e proprio per questo chi lo riceve non è più propriamente considerabile un mortale: sono quasi dei semidei. Nella storia ce ne sono a decine, e alcuni sono tuttora vivi.

I casi più celebri sono tutti legati alla dea della magia, che di Prescelti ne ha nominati più di chiunque altro. Il più noto in assoluto è Elminster di Shadowdale, un mago vecchio di secoli su cui circolano più storie false che vere e che Thale cita con un misto di rispetto e fastidio professionale, perché metà delle leggende attribuite a lui appartengono ad altri. Poi ci sono le Sette Sorelle, sette donne nate dagli stessi genitori nel Nord e tutte nominate Prescelte alla nascita, disperse per il mondo e longeve quanto gli elfi: alcune hanno avuto ruoli pubblici di primo piano nelle città della Costa della Spada. Portano segni fisici, e uno in particolare è documentato fino alla noia: il fuoco argenteo, una fiamma bianca che possono emettere dalle mani, che non è un incantesimo e che non si insegna. "Se avete un fuoco argenteo, sappiamo di chi siete. È tutto scritto."

La costante: c'è sempre un nome sopra. Il Prescelto sa a chi appartiene, e chiunque consulti gli archivi può risalire alla divinità che glielo ha concesso.

2. I resti, ovvero l'eredità di un dio morto

Gli dèi muoiono, e quando muoiono il loro dominio non sparisce: resta orfano. E un dominio orfano può essere accolto da qualcosa di vivo che gli capiti vicino. Sono casi documentati, rari, e quasi tutti finiti malissimo: chi ha ospitato anche solo parzialmente il dominio e i poteri di una divinità è in genere morto quasi subito.

I casi riusciti, pochissimi, non sono incidenti: sono successioni. Nel Tempo dei Disordini una maga mortale di nome Mezzanotte raccolse il dominio della magia, prese il nome di Mystra e lo tiene ancora: è la divinità a cui prega Arianna, ed è la stessa che ha uno specchio in un sotterraneo di questa città. Nello stesso periodo salirono allo stesso modo altri due mortali: Cyric, che raccolse i domini dei tre dèi morti, e più tardi Kelemvor, che gli tolse quello della morte. "Quando funziona non lo chiamiamo un'eredità. Lo chiamiamo un'ascesa, e ci mettiamo su una liturgia. È la stessa cosa con un ufficio stampa migliore."

Anche qui la costante regge: il nome c'è, solo che è di un morto, e si riesce sempre a capire quale divinità sia morta e quale specifico potere sia stato ereditato.

3. Attribuzione assente

La terza voce Thale la pronuncia senza enfasi, perché per lui è una noiosa categoria di catalogo: i casi in cui i testi descrivono qualcosa con una grammatica chiaramente divina, riverenza, invocazioni, formule di protezione, e non nominano mai niente. La voce si chiama letteralmente così, attribuzione assente. Ed è l'unica delle tre in cui la costante si rompe. Nell'archivio della Fonte della Conoscenza la sezione è sottile, poche decine di schede in quattro lingue diverse, e non è mai interessata a nessuno perché non si può fare niente con voci che non hanno un soggetto.

Il dettaglio che emerge insistendo, e che vale la mattinata intera: in quei testi il nome non è stato cancellato. Non è stato mai scritto. Non ci sono rasure, non ci sono abrasioni, non c'è inchiostro raschiato. C'è uno spazio, lasciato dallo scriba, della lunghezza giusta per una parola. "Cancellare è un atto di censura, e la censura la riconosco a occhio: dopo quarant'anni vedo una rasura da tre metri. Questo è diverso. Questo è uno scriba che arriva al punto, si ferma, e va a capo. In quattro lingue che non si sono mai incontrate."

È esattamente il quadro di Riven, e coincide con quello che aveva detto lo specchio di Sorella Neris: quando la sacerdotessa aveva fatto confluire il suo flusso divino nello specchio, quel flusso non si era agganciato a nessuno dei simboli divini conosciuti. Un Prescelto sa il nome di chi gli ha dato il potere. Un erede sa il nome di chi è morto. Riven non ha nessun nome. E c'è un ultimo dettaglio filologico che Thale mette lì come curiosità professionale: nei frammenti dello strato più antico, quando si parla di qualcuno che porta addosso una cosa del genere, non viene mai usato un verbo di possesso. Non lo "ha", non lo "possiede", non ne è "benedetto". Il verbo, tradotto alla lettera, è "ospita".

⛓️ I primordiali, e la Guerra dell'Alba

Questa non è materia esoterica: è catechismo, roba che si insegna ai bambini, e Thale la ripete con la pazienza di chi la ripete spesso. Prima degli dèi attuali c'erano i Giorni del Tuono e le razze creatrici. Ma prima ancora c'erano i primordiali.

I primordiali non erano dèi. Non avevano fedeli, non avevano nomi da invocare, non chiedevano niente a nessuno. Erano forze. Quando gli dèi comparvero si scontrarono con loro, ed è quella che viene chiamata la Guerra dell'Alba, di migliaia e migliaia di anni fa.

Gli dèi vinsero. Ma non li distrussero: li legarono, li segregarono da qualche parte, perché distruggerli non era in loro potere. Ed è questo il dettaglio che Thale sottolinea, perché è quello che nessuno nota mai. Un dio che lega invece di distruggere è un dio che non poteva distruggere.

Il problema dei nomi, che è un problema serio

Ogni era li ha chiamati in modo diverso, e le liste non coincidono. Primordiali, antichi, Titani dell'Alba, e in certi testi antichissimi solo "quelli di prima". Questo significa che due schede possono descrivere la stessa entità con due nomi, o due entità diverse con lo stesso nome, e in quarant'anni Thale non è riuscito a riconciliare le liste. "Quando vi dicono che ce n'erano dodici, o venti, o centinaia, vi stanno dicendo quante voci di catalogo hanno trovato. Non quante cose esistono."

📜 Il catalogo degli antichi, e di chi li tiene giù

Su richiesta di Riven, Thale tira giù la sezione intera e la legge ad alta voce. Ci vuole un'ora. Quello che emerge non è un sospetto, è il contrario: il mondo è pieno di cose antiche legate sotto qualcosa, e quasi tutte hanno un nome, una data e un carceriere noto.

Dendar, il Serpente della Notte

Chiamato così perché non cerca di liberarsi con la forza. Cresce attraverso gli incubi dei mortali: si nutre delle loro paure e più se ne nutre più diventa grande, e più diventa grande più si avvicina al momento in cui la prigionia non basterà. Le profezie gli assegnano un ruolo preciso alla fine del mondo, quando divorerà il sole. Thale precisa che questa è la voce di catalogo più citata e meno verificabile dell'intera sezione: "una cosa che si nutre di paura e di cui tutti hanno paura è un'ottima storia. Non per questo è falsa. Solo comoda."

Tharizdun, l'occhio sepolto

Chiamato anche il Dio Incatenato. Un antico che ha ripetutamente tentato di riemergere non con la forza ma servendosi di culti e di fedeli mortali, convincendo gente a scavare verso di lui dall'esterno. È tutta la vicenda del tempio del male elementale, che nei testi occupa parecchie pagine e che si è ripetuta almeno tre volte in luoghi diversi. È l'unico caso in cui il carceriere non basta, perché la falla non è la prigione: sono le persone.

Kezef, il Segugio del Caos

Una cosa creata per dare la caccia agli dèi e mai richiamata indietro. Fu incatenata con una catena forgiata apposta, e l'operazione costò una mano a Tyr, il dio della giustizia, che gliela lasciò in bocca per tenerlo fermo e non l'ha mai riavuta. Thale lo cita come il caso meglio documentato in assoluto, perché il prezzo pagato è pubblico e visibile: "in qualunque statua di Tyr, in qualunque tempio del mondo, manca la mano destra. Questo è quello che io chiamo una fonte primaria."

Maegera, il Titano dell'Alba sotto Gauntlgrym

Il caso che interessa più di tutti a Morgrim, ed è l'unico che gli strappa una domanda in tutta la mattinata. Maegera, un primordiale di fuoco, è legato nelle profondità sotto Gauntlgrym, una delle più grandi città naniche mai costruite, nel Nord non lontanissimo da qui. E i nani, invece di starne alla larga, ci hanno costruito sopra la loro Grande Forgia e lo hanno usato come fonte di calore per generazioni. La città è caduta e risorta più volte, per ragioni che con Maegera non c'entrano niente. "Sotto una città. Una città abitata, con mercati e scuole. Da secoli, e ci cuocevano il ferro." Thale lo racconta senza enfasi, come si racconta un impianto idraulico, ed è precisamente per questo che è utile: un antico legato sotto un luogo abitato è una cosa documentata, gestita e noiosa.

I quattro che non sono stati legati affatto

La voce che scardina tutta la sezione, e quella su cui il gruppo si ferma più a lungo. Quattro entità della stessa natura dei primordiali non furono mai imprigionate: accettarono i fedeli. Hanno templi, cleri, giorni sacri e paramenti, e in molte liste compaiono tra le divinità senza che nessuno faccia obiezione. Sono i Signori Elementali, e i loro nomi li conosce qualunque marinaio.

Akadi, l'Aria

Regina dell'Aria, Signora dei Venti. Il suo simbolo è una nuvola bianca. Mutevole fino all'incoerenza: i testi la descrivono come incapace di mantenere un proposito per il tempo necessario a portarlo a termine, e i suoi stessi fedeli predicano il movimento come valore in sé. "Non vi organizza un torneo in sette città. Non vi organizza una colazione."

Grumbar, la Terra

Signore della Terra, Re della Terra di Sotto. Il suo simbolo è una montagna. L'esatto opposto di Akadi: odia il cambiamento, e nella sua dottrina la cosa giusta è che nulla si muova. Non ha interesse per la magia, per gli uomini, né per il tempo che passa. Un giuramento fatto sul suo nome è considerato il più solido che esista, proprio perché lui non perdona e non rinegozia.

Istishia, l'Acqua

Re degli Elementali dell'Acqua, Signore dell'Onda. Il suo simbolo è un'onda. È quello dei quattro che a Waterdeep si sente nominare più spesso, perché nel porto ci sono equipaggi interi che gli fanno offerte prima di salpare. Dottrina dei cicli e della purificazione: tutto torna, tutto si lava. Ambivalente per definizione, e per questo considerato inaffidabile da chiunque gli chieda una posizione.

Kossuth, il Fuoco

Signore delle Fiamme, e nei testi più vecchi il Tiranno tra gli Elementi. Il suo simbolo è una fiamma. Il più ambizioso dei quattro e di gran lunga il più venerato: ha un clero organizzato, gerarchie, ordini che portano bracieri in processione, e templi enormi nell'est del continente dove il culto è ricchissimo e non del tutto salubre. Se uno dei quattro avesse voglia di governare qualcosa, sarebbe lui, e Thale lo dice senza abbassare la voce.

"Quindi la frase 'gli dèi hanno legato i primordiali' è comoda e incompleta. Alcuni li hanno legati. Con altri hanno trovato un accordo, e quell'accordo era il culto. Se vi chiedete cosa distingua un dio da un antico, la risposta onesta dell'archivio è: chi accetta le preghiere."

Perché non è nessuno dei quattro, secondo Thale

La domanda gliela fanno, ed è la domanda ovvia: se quattro antichi sono liberi, hanno fedeli e uno dei quattro è perfino ambizioso, non può essere uno di loro dietro tutto questo? Thale risponde volentieri e con tre argomenti in fila, e nessuno dei tre è un'opinione.

  • Hanno un nome, ed è il punto di tutto. Il caso di Riven è catalogato sotto attribuzione assente: nessun nome, nessuna firma, e lo specchio del Tempio della Trama non ha trovato corrispondenza con nessun simbolo divino noto. Questi quattro hanno simbolo, clero e liturgia da millenni. Se uno di loro avesse toccato Riven, lo specchio lo avrebbe illuminato come illumina Tempus.
  • Nessuno dei quattro ha mai costruito niente. In tutta la storia scritta non esiste un solo caso in cui i Signori Elementali abbiano organizzato qualcosa, e meno che mai insieme. Non collaborano, non si coordinano, due di loro sono in contraddizione dottrinale diretta. Una cosa come il Gioco Divino richiede progetto, regole e un'amministrazione: non è nel loro carattere, e per Akadi e Grumbar non è nemmeno nella loro dottrina.
  • E soprattutto: non avrebbero motivo di nascondersi. Qui Thale collega la cosa alla regola uscita dal Tempo dei Disordini, e l'argomento è il più forte che tiri fuori in tutta la mattinata. Da quando una divinità dipende dai propri fedeli per esistere, farsi nominare è il suo interesse. Un dio che compie un'azione enorme e non ci mette la firma sta lavorando contro se stesso.

"Quindi la cosa che il vostro amico si porta sul braccio è una delle due: qualcosa che non ha un nome perché non gliene è mai stato dato uno, oppure qualcosa che non ha bisogno di fedeli per stare al mondo. Nel primo caso è più antica del linguaggio. Nel secondo non è un dio, per come usiamo la parola qui dentro da millequattrocento anni. Tenete presente che sono entrambe ipotesi mie, e che io di ipotesi ne ho fatte parecchie di sbagliate."

Un avvertimento di catalogo, su Grumbar

L'ultima cosa che Thale dice sui quattro, e la dice con l'aria infastidita di chi ha un problema amministrativo irrisolto. Grumbar è il Re della Terra di Sotto, e per convenzione secolare qualunque testo che parli genericamente di cose sepolte, profondità o cose che dormono sotto il mondo viene archiviato sotto il suo nome, anche quando non lo nomina affatto. Il risultato è che la sua sezione è la più grossa e la più inaffidabile della biblioteca: centinaia di schede che sembrano parlare di lui e che parlano di tutt'altro. "Se cercate qualcosa che sta sotto la terra, vi troverete Grumbar in mano ogni cinque minuti. Non è perché c'entra. È perché quarant'anni prima di me qualcuno ha deciso che quello era lo scaffale giusto e nessuno lo ha più cambiato. È un errore di ordinamento, e a me costa metà del mestiere."

E una dozzina di voci senza storia

Il resto della sezione sono nomi con accanto una riga o due, provenienze incerte, doppioni sospetti e rimandi a opere perdute. Thale li legge tutti comunque, per scrupolo, e a un certo punto Thalio gli fa notare che sta leggendo una lista della spesa. Lui risponde che è esattamente quello che è, e che il mestiere consiste nel leggere anche quelle.

Conclusione di Thale, e va preso alla lettera: se qualcuno cercasse una cosa antica e senza nome legata sotto il mondo a cui attribuire quello che sta accadendo, ne troverebbe una decina di candidati in questa sezione, e per ciascuno potrebbe costruire un argomento discreto. "Questo non è un indizio. È il contrario di un indizio. Quando una domanda ha dieci risposte plausibili e nessun modo di distinguerle, non avete una pista: avete una biblioteca. Benvenuti."

🧊 E adesso la voce contraria, che è sempre lui

Verso la fine della mattina Thale si accorge di dove sono arrivati. Lo capisce dal modo in cui hanno cominciato a fare le domande, che non sono più domande da ricerca ma da conferma, e posa il volume che ha in mano. Quello che segue lo dice in piedi, senza fretta, e non è gentilezza: è la cosa per cui una chiesa della conoscenza esiste.

"Vi siete convinti che dietro tutto questo ci sia un antico che sta tornando su. Lo vedo dalle domande. Non me lo avete detto, ma è l'unica ipotesi per cui state chiedendo dettagli invece di chiedere alternative, e questo in quarant'anni ho imparato a riconoscerlo. Adesso vi spiego perché, allo stato degli atti, non avete niente. Non dico che vi sbagliate. Dico che non avete niente."

1. La risposta l'avete portata voi, non l'ho trovata io

"Mi avete chiesto testi più antichi degli dèi. Vi ho dato testi più antichi degli dèi. Quei testi parlano di antichi, perché è esattamente quello di cui parlano: è la ragione per cui esistono. Poi avete trovato degli antichi dentro, e vi è sembrata una scoperta." È l'obiezione che Thale considera più grave di tutte, e la ripete due volte: la domanda ha prodotto la risposta. Se Riven fosse entrato chiedendo di divinità morte, sarebbe uscito convinto che si tratti dell'eredità di un dio morto, con la stessa quantità di prove, cioè nessuna.

2. Stanno tenendo insieme due cose che non si toccano

Ci sono due fenomeni distinti, e li stanno trattando come uno solo. Da una parte la cicatrice di Riven e la firma divina senza attribuzione. Dall'altra la cupola, l'Arco, il dungeon e le prove. "Cosa lega le due cose? Il giorno. Sono cominciate lo stesso giorno. Se io vi dicessi che due fatti sono collegati perché sono avvenuti di martedì, mi cacciereste da questa stanza, e avreste ragione." L'archivio è pieno, dice, di eventi che condividono una data e nient'altro, e l'errore di metterli in fila ha un nome e si insegna al primo anno.

3. Un antico che riemerge lascia dei segni, e non c'è nessuno di quei segni

Questa è la parte in cui Thale smette di fare filosofia e comincia a leggere. Tira giù le schede dei casi documentati e le confronta punto per punto con la situazione attuale, perché quando una di quelle cose si muove, l'archivio sa come si presenta.

  • Scosse, crolli, pozzi che cambiano sapore, sorgenti che si spostano. Niente di tutto questo a Waterdeep in tre mesi.
  • Bestie che abbandonano le tane e si spostano tutte nella stessa direzione. Niente.
  • Malattie nuove nel bestiame e nelle radici, terra che smette di rendere. Niente, e i registri dei mercati lo confermerebbero subito.
  • Incubi collettivi, gente che sogna la stessa cosa in quartieri diversi. Questo lo verificherebbe volentieri, e i templi non hanno segnalato niente.
  • Culti nuovi che nascono dal nulla attorno a un nome che nessuno ha insegnato. Assolutamente niente.

"Ho cinque indicatori, tutti e cinque documentati più volte, tutti e cinque a zero. Se là sotto si stesse svegliando qualcosa, la prima a saperlo sarebbe una contadina di Amphail con un campo che non germina, non un bibliotecario con un braccio segnato davanti a sé."

4. Nessun antico, in nessun caso in archivio, ha mai prodotto ordine

Il modo di agire di quelle cose è documentato e sempre lo stesso: corrompono, si infiltrano nei sogni, si costruiscono un culto, convincono dei mortali a scavare verso di loro dall'esterno. Sempre di nascosto, sempre dal basso, sempre sfruttando qualcuno. "Mi mostrate invece che cosa? Un regolamento. Un'ammissione con dei requisiti. Un conto alla rovescia rispettato al minuto. Una stele in piazza con una classifica pubblica e diciotto gilde in ordine di merito. Dei premi. Dei nastri rossi e blu venduti al mercato." Si ferma. "Ho sei casi di antichi che tentano di venire su. Nessuno dei sei ha mai scritto un regolamento. Una cosa che vuole liberarsi non organizza un torneo: quello lo fa una cosa che vuole che il torneo avvenga."

5. E i tre dèi non si comportano come chi è in guerra

Se ci fosse una minaccia di quel calibro, dice, ci si aspetterebbe segretezza, reclutamento forzato, un clero allertato, ordini che scendono per le gerarchie, e nessuno che spiega niente. È andata così durante il Tempo dei Disordini e durante ogni guerra divina che l'archivio conservi. "Invece Tempus riceve al proprio santuario ogni sabato mattina alle otto, puntuale come un esattore. Tymora si materializza alla Sala della Fortuna due o tre volte al mese. Chiunque può andarci e guardarli in faccia. Voi avete un Marchio che vi hanno dato loro, e potete presentarvi a fare domande. Questo non è il comportamento di qualcuno che sta perdendo una guerra. È il comportamento di qualcuno che sta amministrando un'iniziativa."

6. Ci sono tre spiegazioni più semplici, e le ha già date lui stamattina

E tutte tre spiegano meglio la forma dell'evento, che è la cosa che secondo Thale i giocatori stanno ignorando: pubblico, ordinato, regolato, annunciato.

  • Un provvedimento dall'alto. Ha un precedente documentato ed è avvenuto in questa città: nel 1358 qualcosa sopra gli dèi ha imposto una cosa a tutto il pantheon senza spiegare niente a nessuno. Quella volta si è manifestato parlando sopra Waterdeep. Questa volta potrebbe aver semplicemente dato un ordine.
  • Una faccenda interna, dopo il Secondo Squarcio. Le liste delle divinità sono state riviste tre volte in quarant'anni, domini riassegnati, dèi tornati dopo secoli. Un pantheon che si è appena riordinato potrebbe avere questioni da sistemare fra sé, e i mortali essere lo strumento, non l'oggetto.
  • E la più cinica, che resta la più economica. Dal 1358 una divinità dipende dai propri fedeli per esistere. Questo è un modo straordinariamente efficiente di farsi nominare da migliaia di persone ogni giorno. "Non vi piace come spiegazione perché è meschina. Le spiegazioni vere lo sono spesso."

7. E la formula su cui si regge tutto è tradotta male

L'ultima stoccata, e la più tecnica. La frase da cui è partita l'intera giornata, quella che in italiano corrente diventa "prima degli dèi", nell'originale suona piuttosto come "quando il cielo non aveva nomi". I lettori di Oghma litigano da secoli se voglia dire prima che gli dèi esistessero, oppure prima che i mortali sapessero come chiamarli. "Sono due cose molto diverse, e la differenza è tutto il mio mestiere. Se è la seconda, i vostri antichi non c'entrano niente: state leggendo di un dio qualunque in un'epoca in cui nessuno gli aveva ancora dato un nome. E tutto l'edificio che vi siete costruiti stamattina viene giù per una questione di grammatica."

Cosa gli farebbe cambiare idea, e lo dice apposta

Perché, aggiunge, un'ipotesi che non si può smentire con niente non è ancora un'ipotesi storica, è una convinzione. Quindi, dice, si scriva da qualche parte cosa bisognerebbe vedere, e se un giorno lo si vede allora si torna a parlarne seriamente. Ne elenca cinque, e Riven se li segna.

  • Un secondo caso senza attribuzione che non c'entri con Waterdeep. Riven e Anders Voss sono nati dallo stesso evento nello stesso posto: da soli non dimostrano un fenomeno, dimostrano un incidente. Un terzo caso in un'altra città sotto un'altra cupola cambierebbe tutto.
  • Un testo che metta insieme una cosa e un luogo. Finora ci sono descrizioni senza soggetto. Una singola fonte che dica dove, e non solo cosa, sposterebbe l'intera faccenda dalla teologia alla geografia.
  • Uno qualunque dei cinque indicatori fisici. Basta uno: un pozzo, un campo, una migrazione, un incubo condiviso, un culto nuovo.
  • Una delle tre divinità che si rifiuta di rispondere. Il più elegante dei cinque, e tutto sommato il più facile: sono raggiungibili. "Chiedeteglielo. Non a un sacerdote: a loro. Se una divinità che riceve ogni sabato si mette a cambiare argomento, quello è un dato, e vale più di tutti i miei scaffali."
  • Il fondo a consultazione ristretta. Qualcuno ha chiuso una porta in questa biblioteca tre mesi e cinque giorni fa. Quello resta l'unico fatto anomalo accertato di tutta la giornata, e l'unica cosa che Thale è disposto a definire sospetta.

"Vi ho appena smontato l'ipotesi con sette argomenti, e voglio essere molto chiaro su una cosa: non ho dimostrato che è falsa. Ho dimostrato che non è ancora niente. Potreste avere ragione. Ho avuto torto su cose più facili di questa."

"Ma se uscite da questa porta convinti, avete sprecato la mattina. Il mio mestiere non è dirvi cosa c'è dietro: è impedirvi di decidere cosa c'è dietro prima di poterlo sapere. Perché da lì in avanti leggerete solo le pagine che vi danno ragione, e sono tante. Con dieci candidati in archivio, qualunque cosa cerchiate la troverete."

🌍 Il mondo gemello, e i due modi di raccontare la Guerra dell'Alba

È la cosa più grossa che esce dalla mattinata, e non c'entra niente con la cicatrice di Riven. Esiste una seconda tradizione sulla fine della Guerra dell'Alba, minoritaria negli archivi di questo tempio ma non marginale, e racconta una storia diversa: non una vittoria, ma una spartizione.

Secondo quella versione il mondo fu diviso in due mondi gemelli. Uno restò agli dèi, e ci siamo noi sopra. L'altro fu lasciato ai primordiali, che lì non sono legati affatto: governano, e hanno costruito. I due mondi non si toccano, ma non sono nemmeno del tutto separati.

E la parte che rende la faccenda storia recente invece che cosmologia: al momento del Flagello Magico, nell'anno 1385, pezzi interi di quel mondo comparvero su questo, scambiati con pezzi di questo che scomparvero laggiù. Non è una metafora, è geografia: ci sono regioni, popoli e creature che arrivarono così, e alcuni sono ancora qui. Il Secondo Squarcio, un secolo dopo, ha rimesso quasi tutto a posto, ma non tutto, e le mappe di prima e di dopo non coincidono. "Ho due atlanti nello stesso scaffale che descrivono due continenti diversi con lo stesso nome. Sono entrambi corretti. È un incubo, e lo dico da uomo che ama gli atlanti."

Cosa ci si porta a casa, e non è poco: due tradizioni indipendenti, entrambe conservate dalla stessa chiesa, dicono due cose diverse su dove siano finiti i primordiali. Una dice sotto di noi. L'altra dice altrove, e liberi. Nessuna delle due è marcata come eresia, nessuna delle due prevale, e Thale non ha un'opinione che sia disposto a esprimere davanti a estranei. Aggiunge soltanto che il Secondo Squarcio si è chiuso pochi anni prima della Discesa delle tre divinità su Waterdeep, e che gli piacerebbe molto sapere se le due cose hanno qualcosa a che fare l'una con l'altra. Non ha alcun modo di scoprirlo.

🕯️ E quello che Thale tira fuori solo perché ha qualcuno che lo ascolta

A metà mattina si capisce che sta allungando. Non ha nessuno da tre mesi, il registro dei visitatori ha due nomi nell'ultimo mese, e cinque persone sedute ai suoi tavoli sono la cosa migliore che gli sia capitata da molto tempo. Nessuna di queste cose serve a niente. Sono tutte vere, e sono la ragione per cui la mattinata vale comunque la pena.

Halaster Blackcloak, il Mago Folle

Sotto Waterdeep, a poche centinaia di metri da dove sono seduti, c'è Undermountain, il Sottomonte: il più grande complesso sotterraneo conosciuto del mondo civilizzato, decine di livelli accertati e nessuno che sappia quanti siano davvero. In origine erano le sale scavate dal clan nanico dei Melairkyn. Poi, circa milleduecento anni fa, arrivò un mago umano di nome Halaster Blackcloak, li sterminò o li cacciò, si costruì una torre in superficie e cominciò a scavare verso il basso. Non ha più smesso.

I testi lo descrivono come inequivocabilmente pazzo e inequivocabilmente ancora vivo, il che dopo milleduecento anni è già un'informazione. Popola i propri livelli di creature importate da ogni dove, sposta gli intrusi da un piano all'altro per capriccio, e a intervalli irregolari la sua follia trabocca in superficie in ondate che la città ha imparato a riconoscere e a temere.

La città ci convive apertamente. L'ingresso più usato è un pozzo in mezzo alla sala comune di una taverna di Castle Ward, il Portale Spalancato, tenuta da un ex avventuriero di nome Durnan che sceso là sotto ci è andato e tornato: una moneta d'oro per farsi calare, una per farsi tirare su, e la maggior parte di quelli che pagano la prima non paga mai la seconda.

"Vi stupisce che ci sia un dungeon sotto questa città? Ce n'era già uno, e ci si scende dal pavimento di un'osteria a venti minuti da qui. È solo che quello non l'ha costruito nessun dio, e nessuno ha mai organizzato un torneo."

Le Statue Deambulanti di Ahghairon

I colossi di pietra sparsi per la città non sono monumenti: sono difese, e hanno un autore preciso. Le fece costruire Ahghairon, il primo Lord di Waterdeep, il mago che diede alla città l'ordinamento che ha ancora oggi, compresa l'idea dei Lord mascherati, e che morì a più di centoventi anni ormai oltre due secoli fa. Le statue si chiamano Statue Deambulanti, sono state animate e usate davvero più di una volta, e in almeno un'occasione hanno fatto alla città danni considerevoli mentre la difendevano. Thale precisa che di Ahghairon si conserva più materiale che di qualunque altro waterdhaviano, e che è la ragione per cui la storia recente di questa città è la meglio documentata del Nord.

Myth Drannor, e perché ne parlano al presente

Myth Drannor: la più bella cosa mai costruita da chiunque, secondo tre quarti dei testi presenti in questa biblioteca. Nacque come città elfica e diventò l'unico posto al mondo in cui elfi, umani, nani, gnomi e mezzuomini vissero insieme da pari, protetta da un incantesimo permanente steso sopra le sue mura. Durò meno di tre secoli in quella forma. Cadde in una guerra lunga e sporca che i testi chiamano la Guerra del Pianto, quando un'orda di demoni e di cose peggiori ne sfondò le difese, e da allora è stata perduta, ripresa, perduta di nuovo e infine ricostruita.

Il motivo per cui Thale ne parla, però, non è nostalgia: è che Myth Drannor esiste oggi, è una delle sette città sigillate sotto una cupola come Waterdeep, e sulla Stele del Mandato i Guardiani della Trama leggono da tre mesi i nomi delle sue gilde accanto al proprio. "Voi state gareggiando contro gente che vive lì dentro. Non vi è mai venuto in mente di leggere qualcosa su dove abitano?" Ha una sezione intera dedicata e ci tiene a mostrarla, pur ammettendo che con la cicatrice di Riven non c'entra assolutamente niente.

I nomi degli anni

Ogni anno, in questa parte del mondo, ha un nome oltre che un numero, e la raccolta si chiama il Computo degli Anni. Quei nomi non vengono decisi via via: sono stati scritti tutti in anticipo, secoli fa, da due veggenti. Augathra la Folle ne compilò la parte più antica, e Alaundo il Veggente la completò e la rese celebre. La gente li usa per parlare del tempo, ed è così che si dice che un fatto sia avvenuto nell'anno di questo o di quello. Il punto che diverte Thale è che la lista continua oltre il presente: ci sono nomi già assegnati ad anni che non sono ancora arrivati, e la gente prova regolarmente a indovinare cosa significhino. "È l'unico caso in cui l'archivio contiene il futuro, e vi assicuro che non è utile a niente: i nomi sono abbastanza vaghi da adattarsi a qualunque cosa succeda, che è precisamente il motivo per cui funzionano da mille anni." Alaundo è sepolto a Candlekeep, dove passò la vita, il che riporta la conversazione là dove non si può andare.

🩻 L'obiezione che non viene da Thale, e riguarda Riven soltanto

Arriva mentre stanno rimettendo a posto i volumi, e la solleva Fealer, che ha passato la mattina più a guardare che a chiedere. È la prima volta che usa il metodo di Thale contro una cosa che credevano tutti, e la cosa che credevano tutti è il punto di partenza di ogni discorso fatto in questa biblioteca. Thale, quando la sente, si ferma con tre libri in mano e sta zitto per un pezzo, perché non gli era venuto in mente: lui ha esaminato delle fonti, non ha mai esaminato il paziente.

Tutti i casi letti stamattina hanno una cosa in comune, e nessuno l'ha detta ad alta voce perché è talmente ovvia da diventare invisibile: sono tutti casi di qualcuno che usa qualcosa. Karsus lanciò un incantesimo e per pochi secondi fu un dio. I Prescelti emettono fuoco argenteo, guariscono, compiono prodigi, e sanno farlo a comando. Chi ha ereditato il dominio di una divinità morta ne ha ereditato i poteri, e chi è sopravvissuto quei poteri li esercita ancora adesso da un trono.

Riven non usa niente.

Quello che Riven conferma, e lo conferma lui

Non sa lanciare un solo incantesimo divino. Non ne ha mai lanciato uno. Non ha un dominio, non ha poteri concessi, non ha riti che funzionino, non benedice, non guarisce, non scaccia niente. La sua magia è quella che ha sempre avuto, quella arcana da stregone, e anche quella non la controlla come vorrebbe. In tre mesi la cosa che ha sul braccio non ha mai fatto una singola cosa per lui, su richiesta, quando serviva.

Quello che invece fa

Pulsa. Brucia. Si scalda quando qualcosa le passa vicino. Reagisce alla prossimità di una cicatrice uguale alla sua. E ogni tanto scarica magia selvaggia che Riven non ha chiesto, non ha scelto e non può fermare. "Questo non è un potere," dice Fealer, e lo dice con il tono con cui chiuderebbe un referto. "Questo è un sintomo. Noi abbiamo passato la mattina a leggere di gente che teneva qualcosa. A te non stai tenendo niente: a te sta succedendo qualcosa. Sono due categorie diverse, e stiamo cercando nella sezione sbagliata."

E poi la parte peggiore, che è metodologica

Fealer torna indietro fino all'origine e applica alla lettera la distinzione che Thale ha ripetuto tre volte in mattinata. Cosa è stato osservato, esattamente, al Tempio della Trama?

  • Quello che lo specchio ha fatto: si è acceso di firme divine note, e accanto a esse è comparsa una macchia di luce senza forma fissa che non si è agganciata a nessuna di quelle firme.
  • Quello che Neris ha detto: che non c'è corruzione, non c'è ostilità, e che quella cosa non è registrata da nessuna parte.
  • Quello che abbiamo concluso noi: che si tratta di una fonte divina senza nome.

Ma la terza riga non è nelle prime due. Lo specchio non ha detto divina: ha detto non registrata. È stato classificato come divino perché era in uno specchio che classifica il divino, davanti a una sacerdotessa che studia il divino, ed è l'unica categoria che quella stanza sapeva usare. "Se metti una cosa sconosciuta davanti a uno strumento che sa riconoscere solo i cavalli, lo strumento ti dirà che non è nessuno dei cavalli che conosce. Non ti dirà mai che non è un cavallo."

Le quattro domande che restano, e a cui nessuno ha una risposta

  • Da dove viene. Nessuna idea. Nemmeno Arianna, nemmeno Neris, nemmeno un archivio di trecento anni.
  • Perché l'ha assorbita lui. In piazza c'erano migliaia di persone. Alcune decine furono segnate. Quasi tutte morirono in ore o in giorni. Nessuno sa cosa distinguesse i due sopravvissuti dagli altri, e nessuno sa se quel qualcosa fosse nella cicatrice o in loro.
  • Se sia utilizzabile. Finora no, in nessun modo, in nessuna occasione. È l'unica cosa su cui esistono tre mesi di prove, e tutte negative.
  • Cosa farà. E qui non c'è nemmeno un'ipotesi. C'è un solo precedente osservabile al mondo, ed è chiuso in una cella sotto il Blackstaff.

Anders Voss, letto come un dato e non come una persona

È l'ultima cosa che Fealer dice, e la dice senza alcuna delicatezza, perché la delicatezza in un ragionamento è un modo di mentire. Se Riven e Anders Voss sono lo stesso fenomeno, allora non ci sono due casi: c'è un caso solo, osservato in due momenti diversi della stessa curva. E Anders è più avanti.

Cominciò con uno sfregio su una guancia. Oggi gli prende tutto il lato sinistro del corpo, la pelle è traslucida, l'occhio non c'è più e al suo posto c'è luce. È lucido per pochi secondi alla volta. Non controlla niente. Ha chiesto a un estraneo di ucciderlo. E non ha ereditato nessun dominio, non ha ricevuto nessun potere, non è diventato niente. Si sta soltanto consumando.

"Se quella è la stessa cosa che hai tu, allora non stiamo cercando un'origine. Stiamo guardando un orologio." Nessuno risponde. Poi lo fa notare Thalio, ed è l'unico appiglio che esce da tutta la discussione: Anders è così da tre mesi ed è messo peggio ogni settimana. Riven è così da tre mesi e sta bene. Quindi delle due l'una: o non è la stessa cosa, o Riven è sulla stessa curva molto più lenta, e in nessuno dei due casi si sa perché.

E la cosa che resta lì, in mezzo al tavolo, senza che nessuno la raccolga: in tre mesi la cicatrice di Riven ha prodotto un solo effetto osservabile, ripetibile e non distruttivo. Non un incantesimo, non una guarigione, non una benedizione. Ha calmato Anders Voss. Da trenta o quaranta centimetri di distanza, attraverso un cerchio di contenimento, in una stanza satura di sigilli di antimagia dove Riven non poteva lanciare assolutamente nulla.

L'unica funzione documentata di quella cosa, a oggi, non riguarda Riven. Riguarda qualcun altro che ha la stessa cosa addosso. Nessuno in biblioteca ha idea di cosa farsene di questa osservazione, e nei cinque tomi che hanno davanti non esiste una categoria in cui metterla.

Thale, che è rimasto in piedi con i tre libri in mano per tutto il tempo, li posa e dice l'unica cosa che ha da dire: "Il giovane ha appena fatto meglio di me, e ha usato una cosa che io non ho. Io ho gli scaffali. Lui ha il paziente. Se tornate, portatemi altre osservazioni come questa e meno domande sugli antichi: le osservazioni le posso catalogare. Le convinzioni no."

🚪 Il limite della giornata, dichiarato

Alla domanda esplicita di Fealer, cioè se nella storia conosciuta sia mai accaduto un evento come questo, la risposta di Thale è netta: è la prima volta in assoluto. Città sigillate sotto cupole invalicabili, un dungeon costruito esplicitamente dagli dèi perché degli esseri umani ci entrino, delle prove con una classifica pubblica: non è mai successo, in nessuna delle ere che ha in archivio. Gli dèi hanno camminato sulla terra, sono morti, sono stati sostituiti, hanno punito popoli interi e hanno perso guerre. Non hanno mai organizzato niente.

Thale è collaborativo e non nasconde niente. Il problema non è lui, sono le fonti, e la mattinata lo dimostra al contrario di come si aspettavano: non sono tornati a casa con poco, sono tornati a casa con troppo. Esiste qualcosa di divino che non appartiene a nessun pantheon ed è abbastanza antico da precedere i nomi. Chi ne sapeva qualcosa ha scelto, in culture diverse e senza essersi mai parlate, di non scriverne il nome, e il motivo dichiarato è che nominarla equivale a chiamarla. Ma di cose antiche, senza nome e legate da qualche parte l'archivio ne elenca una decina, più una tradizione che sostiene che non siano legate affatto e che vivano in un altro mondo, più un precedente in cui a dare gli ordini agli dèi è stato qualcosa che sta sopra di loro. Nessun nome, nessuna data, nessuna causa, nessun rimedio, e niente da dire ad Anders Voss.

Per andare oltre servono due cose che oggi non hanno. Candlekeep, che è dall'altra parte del Velo e dove è sepolto uno dei due veggenti di cui sopra, e la firma di Sandrew il Saggio sulla porta sigillata, che sta a cinquanta metri da loro e non si apre con la persuasione. Thale, congedandoli, dice l'unica cosa vagamente incoraggiante della mattinata: che se qualcuno riuscisse ad aprirgli quella porta, lui ci passerebbe dentro il resto della vita e condividerebbe tutto quello che trova. "Non per generosità. Perché un archivio che nessuno consulta è un magazzino, e io non ho passato quarant'anni in un magazzino."

⭐ Punti Esperienza

PX Presenza: Premia la partecipazione alla sessione per un livellamento più costante

PX Sessione Interpretativa: Bonus base per sessioni senza combattimento, dove tutto il progresso passa dall'interpretazione e dalle decisioni: nessuno scontro questa volta, solo ricerca, una morte pubblica a cui assistere e un rito funebre

PX Interpretazione: Premio individuale per idee, scelte teatrali o momenti memorabili, più eventuali premi specifici assegnati a scene singole

PX Giocate in Solitaria: Arretrato riconosciuto qui per le scene giocate fuori dal tavolo pieno, singolarmente o in chat, che finora non avevano avuto un premio dedicato

🟢 PX Base — Tutti i personaggi

PX Presenza

750 PX

PX Sessione Interpretativa

750 PX

Totale base: 1500 PX a testa

⭐ MVP
⚔️

Valoris

🌟 Ispirazione

2250 PX

da segnare

PX Presenza + Sessione Interpretativa: 1500

PX Interpretazione: 250

Fascia alta. Ha tenuto in mano la giornata dall'inizio alla fine: ha aperto la pista di Oghma, ha portato il gruppo dal Triumvirato invece di agire di testa propria, ha rilegato il resoconto e l'ha consegnato di persona, è stato l'unico ad accorgersi che Thale stava studiando i Marchi e a metterlo subito sul tavolo, ed è quello che ha chiesto come si arriva a Sandrew.

Premio background: 100

Sapere che al tempio di Oghma non ci si presenta a mani vuote, e che la moneta giusta è conoscenza e non oro. È il sapere di un chierico che ha frequentato altri templi da ragazzo, ed è quello che ha aperto la porta della Grande Biblioteca al gruppo intero.

Premio interpretazione, Rooks: 100

Unico a intervenire. Ha spostato l'argomento dalla sfida personale alla vita dei quattro pagati, ha incassato l'insulto senza raccoglierlo, ha costretto il sopravvissuto a guardare, ha provato a curare la mezzelfa fino all'ultimo e poi ha preso la parola in piazza dalla stessa cassetta di Rooks per trasformare un massacro in un avvertimento pubblico.

Premio interpretazione, requiem: 200

Rito funebre interamente preparato e recitato: la liturgia degli oggetti, il disegno dell'agguato col gesso, la formula sull'errore che appartiene ai sopravvissuti, l'iscrizione dettata a Dresk e l'offerta del proprio sangue. Ha chiuso da solo un filone aperto da due sessioni e ha portato Dresk in ginocchio a chiedere scusa.

PX Giocata in solitaria: 100

Arretrato per la giocata al tempio, quella del segno del Cavaliere Rosso comparso nella sabbia, nella Sessione 11b.

⭐ MVP della sessione, e 🌟 Ispirazione

Tre scene portate da lui e nessuna uguale all'altra: ha aperto la pista di Oghma con una cosa che sapeva solo lui, è stato l'unico a mettersi davanti a Rooks e poi a salire sulla sua stessa cassa a parlare alla città, e ha chiuso la serata con un rito funebre scritto e recitato per intero. Si porta un'Ispirazione da spendere in gioco quando vuole.

🔥

Riven

1950 PX

da segnare

PX Presenza + Sessione Interpretativa: 1500

PX Interpretazione: 250

Fascia alta. Ha portato al gruppo il resoconto completo su Anders Voss senza addolcirlo, ha posto la domanda che ha generato tutta la giornata, ha guidato la ricerca in biblioteca collegando da solo lo specchio di Neris al problema della firma divina senza fonte, e ha scelto di mostrare il braccio a Thale per vedere se lo riconosceva.

Premio interpretazione: 100

"Io pensavo che già il mio essere fosse una possibile conoscenza per loro." Capire di essere lui stesso la merce di scambio con la chiesa della conoscenza, e dirlo con la naturalezza di chi constata un fatto invece di chiedere qualcosa in cambio.

PX Giocata in solitaria: 100

Arretrato per la discesa nell'Ala di Contenimento del Blackstaff e l'incontro con Anders Voss, giocata da solo nella Sessione 12a.

🌿

Fealer

1750 PX

da segnare

PX Presenza + Sessione Interpretativa: 1500

PX Interpretazione: 250

Fascia alta. Sessione piena, e tutta coerente con il personaggio: la domanda sull'occhio di Anders Voss è l'unica deduzione utile della scena, ha imposto che il Triumvirato fosse messo a parte del dono, ha lasciato morire Rooks dichiaratamente per la scienza, e alla cena ha aperto il tema delle motivazioni consegnando la propria senza filtri: il Gioco come scimmie in gabbia, e Riven come soggetto da studiare da vicino, detto a Riven in faccia.

🗡️

Thalio

1750 PX

da segnare

PX Presenza + Sessione Interpretativa: 1500

PX Interpretazione: 150

Fascia base, ma con il tiro che ha aperto la sessione: il venti naturale sull'indagare ha portato fuori sia il tomo con le lacune coincidenti sia la porta sigillata da Sandrew. Sua anche l'idea di chiedere se esista un modo di comunicare con Candlekeep, e il contributo scritto al resoconto in forma di sonetto.

PX Giocata in solitaria: 100

Arretrato per la Corsa dei Tetti, la gara di parkour da Sea Ward al porto giocata da solo nella Sessione 12b.

🪓

Morgrim

1700 PX

da segnare

PX Presenza + Sessione Interpretativa: 1500

PX Interpretazione: 150

Fascia base. Sessione di basso profilo, più ascolto che azione, ma presente quando serviva: ha tenuto fermo il sopravvissuto davanti al velo quando Valoris glielo ha chiesto, ed è stato lui a mettere in chiaro alla cena una cosa vera che agli altri sfuggiva, cioè che come squadra vera esistono soltanto da tre mesi.

PX Giocata in solitaria: 50

Arretrato per la giocata portata avanti da solo fuori dal tavolo pieno, l'incarico all'armeria con Bran Osgood e la reunion con Mira, nella Sessione 11c.

📋 Riepilogo da Segnare

Valoris

2250 PX

⭐ MVP · + Ispirazione

Riven

1950 PX

Fealer

1750 PX

Thalio

1750 PX

Morgrim

1700 PX

Sessione 12b - La Corsa dei Tetti Prossima sessione in arrivo...

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