Il Ritmo e la Tregua
Uscendo dal Tempio di Mystra il gruppo si divide: gli altri rientrano, e Riven va con Arianna all'Accademia di Blackstaff, dove da quasi tre mesi è rinchiuso l'unico altro sopravvissuto all'onda del Giorno dell'Annuncio. Quello che trova venti metri sotto terra non è un caso di studio: è un uomo con le stesse venature che lui porta sul braccio, allargate a metà volto, che non controlla più niente, che piange quando lo vede entrare e che, prima di lasciarlo andare, gli chiede di ucciderlo.
⚡ In Breve
Tappe Principali
La camminata con Arianna verso Blackstaff, le tre regole di Orlin Thess, la discesa tra i sigilli antimagia, l'incontro con Anders Voss, due crisi di magia selvaggia e il momento in cui le due cicatrici si sono sincronizzate
Scoperte
La vicinanza di Riven placa le scariche di Anders; le venature dei due sono identiche e pulsano a un ritmo che non è quello del cuore; i sacerdoti che studiavano Anders hanno smesso tutti insieme, nello stesso momento, senza spiegazioni
Resta in Sospeso
La richiesta di Anders di essere ucciso, la promessa di Riven di indagare e provare a salvarlo, l'idea di replicare il siero di Vex, il perché i sacerdoti si siano fermati e la ricerca sugli antichi testi del Tempio di Mystra
🚶 PARTE I: LA STRADA VERSO BLACKSTAFF
I. Una Domanda Rimasta Aperta
Appena fuori dal Tempio di Mystra il gruppo si separa: gli altri tornano indietro, Riven e Arianna si incamminano senza fretta verso l'Accademia di Blackstaff. Sono passati tre mesi e una settimana dalla Discesa degli Dèi: tre mesi esatti fino all'apertura dell'Arco Divino, più i giorni dell'Ecosistema 1. Anders Voss è rinchiuso là sotto quasi da giorno uno, cioè da quando Riven stesso si è svegliato con la cicatrice sul braccio.
Lungo la strada Riven torna su una parola che Sorella Neris aveva usato senza spiegarla: pericolosa. Pericolosa da usare, da incanalare, da studiare? Arianna rallenta il passo ed evita di guardarlo, tenendo lo sguardo per terra o spostato dall'altro lato.
"Il motivo, o forse il più grande, è proprio quello verso cui ci stiamo dirigendo." La vicenda di Anders Voss, ammette, ha fatto rumore in tutti i luoghi dove la magia viene trattata, sia quella arcana sia quella divina, nonostante lei non sia mai andata a visitarlo e un po' se ne vergogni. "La Discesa degli Dèi, per la gente comune, è vista come una benedizione: gli dèi presenti tra noi, che possono aiutare, che possono benedire le famiglie. Ma Anders Voss, e anche tu, e anche le altre decine di persone che non ce l'hanno fatta a sopportare quel peso, siete tutt'altro che una benedizione."
Tra chi usa la magia, o tra chi sta vicino agli dèi, quello che è successo fa paura per un motivo preciso: "sembra quasi una punizione. O qualcosa che sfugge al controllo degli dèi, che è ancora peggio."
II. "Una Minima Parte di Quello che Ha Lui"
Riven chiede se Anders sia rinchiuso per qualcosa che ha fatto con la magia. La risposta è più semplice e più brutta: è rinchiuso perché è incontrollabile, e nessuno è in grado di controllarlo tranne il campo di forza in cui lo tengono. Non è questione di volontà o di maestri che non hanno saputo insegnargli.
"Riven, quello che hai tu è una minima parte di quello che ha lui. Lui, se vogliamo, è molto più potente di te. Ma quell'energia è impossibile da controllare." Le sue scariche non sono normali e non sono provocate da niente. "Tu, da quello che mi hai detto e da quello che abbiamo visto durante gli esperimenti, hai comunque qualcosa di scatenante. Per lui invece sono scariche autonome, spontanee, che arrivano ogni pochi minuti, e non riesce a fermarle."
Prima ancora di arrivare alla porta, Arianna mette in chiaro cosa non farà: niente da tracciargli addosso, niente da leggergli dentro, nessuna richiesta di stare fermo mentre prova qualcosa. Non per scortesia, ma perché Anders è chiuso lì esattamente per il motivo per cui a Riven certe cose si possono fare e a lui no.
"Quello che possiamo fare è guardare e parlare, niente di più, se ancora gli riesce di parlare. Tu hai il diritto di fare tutte le domande che vuoi, ma le farai tu. Io non parlerò."
È una promessa che Arianna manterrà per quasi tutta la scena. Riven, dal canto suo, arriva con una domanda già pronta: vuole confrontare le due esperienze, capire come si è risvegliato l'altro, sempre che l'altro sia ancora in grado di ricordare e di raccontare.
🚪 PARTE II: TRE REGOLE E VENTI METRI DI SCALE
I. Maestro Orlin Thess
Ad accoglierli è Orlin Thess, incaricato diretto del contenimento arcano dell'Accademia. Non è un carceriere: è più un infermiere che usa la magia e che amministra eventuali pazienti magici. Saluta con fare sommesso, e sembra una persona sconsolata, lasciata a un compito che non le fa alcun piacere. Si occupa di Anders da quando sono scesi gli dèi, e lo tiene sedato quanto basta per non ucciderlo.
Mentre cominciano a scendere, enuncia tre regole non negoziabili.
"Non lo toccate. Non entrate nel cerchio per nessun motivo, neanche se ve lo chiede lui. Non alzate la voce, qualunque cosa dica, e vi dirà possibilmente di tutto. E quando vi dico di uscire, uscite, senza fare domande e senza rallentare."
Non lo dice arrabbiato. Lo dice come uno che non ce la fa più. Poi aggiunge: "Avrete forse qualche minuto buono, due o tre al massimo. Il resto del tempo saranno urla."
II. La Scala a Chiocciola
La discesa è lunghissima, venti o trenta metri sotto il livello dell'Accademia. Sulle pareti ci sono sigilli, e più si scende più diventano fitti: Riven li riconosce come sigilli antimagia. Man mano che passa accanto a loro sente la propria magia farsi silenziosa, sia dalla parte della cicatrice sia dal marchio sia da quella porzione di Trama che di solito ha a disposizione. Non sparisce: semplicemente smette di rispondere.
Alla domanda se, con la magia interdetta, siano al sicuro là sotto, Arianna risponde che il cerchio in cui Anders è rinchiuso non è rompibile, a meno di oltrepassarlo di propria volontà. Poi, negli ultimi dieci metri prima della porta, comincia il rumore: urla e suoni lunghi che si interrompono e ricominciano. La voce è una sola, ma sembra arrivare da punti diversi della stanza verso cui stanno andando. Orlin va dritto per dritto, non si gira, non spiega niente e non sembra preoccupato: per lui è la normalità.
🕯️ PARTE III: LA CELLA SENZA SBARRE
I. Cinque Giri di Chiave
La porta è di legno massiccio, con intarsi e spranghe di ferro, e il maniglione richiede cinque giri di chiave. Dentro c'è una stanza cilindrica, sui sei metri per sei, senza sbarre: un cerchio inciso nel pavimento occupa quasi tutto lo spazio, lasciando solo uno stretto camminamento perimetrale, e pulsa di una luce grigia e sorda. Non è magia visibile, ma Riven, abituato com'è, quasi riesce a vederla: un campo di forza, a tutti gli effetti.
La lanterna che Orlin ha portato giù, qui, non serve. Il motivo è al centro del cerchio.
C'è un uomo seduto per terra, la schiena contro l'unica branda della stanza, e metà di lui è illuminata da dentro. Quelle venature Riven le riconosce: sono le stesse che ha sul braccio, le stesse che ha visto ramificarsi sotto la propria pelle mentre Arianna contava i secondi ad alta voce, dopo il bagno nell'ambra, dopo ogni scarica di magia selvaggia involontaria.
Solo che qui non sono un tracciato sottile su un avambraccio. Partono dalla testa, ne prendono metà, scendono lungo il collo e spariscono dentro la camicia, sbrindellata su tutto il lato sinistro tra bruciature, buchi e pezzi mancanti. La pelle che si intravede è quasi trasparente, e sotto c'è quella luce azzurrina che pulsa a un ritmo che non è il ritmo di un cuore. Su quel lato non ha più capelli, e in qualche punto ci sono garze che hanno provato a tamponare qualcosa con pochissimo effetto: bruciacchiate, gialle di calore, mezze sbrindellate.
II. "Dimmi che la Senti Anche Tu"
Anders sta parlando da solo, a bassa voce e molto velocemente, e non si accorge nemmeno che la porta si è aperta: sono sussurri, e non si capisce cosa dica. Poi Orlin pronuncia il suo nome, e lui alza la testa. L'occhio destro è quello di un uomo qualunque di circa trent'anni. Al posto del sinistro non c'è più niente: nessuna palpebra, nessuna pupilla, solo luce azzurra che esce dall'orbita.
Guarda Riven per due secondi buoni, e in quei due secondi succede tutto: lo mette a fuoco, capisce cosa sta guardando, e comincia a piangere dall'occhio buono. La voce è distrutta, roca come quella di uno che ha urlato tutta la notte, ed è esattamente così.
"Sei venuto. Sapevo che qualcun altro c'era. Vieni vicino, vieni vicino, ti prego, fammi vedere dove ce l'hai tu." Resta un attimo interdetto, si guarda tutto il lato sinistro del corpo, poi torna su Riven. "Dimmi che la senti anche tu. Non il male. Il ritmo."
Riven, scioccato dall'immagine, si alza lentamente la manica sinistra e solleva il braccio per fargli vedere la cicatrice. "Tu invece dove ce l'hai?" Anders comincia a picchiettarsi lo zigomo con due dita, in modo compulsivo, con un gesto talmente familiare da tradire che lo ripete cento volte al giorno.
"Non è il cuore. Non va col cuore. Tutti dicono che è il cuore, ma non è il cuore!" Poi più piano, con una lucidità di cui sembra riprendere possesso: "Ho poco tempo prima che ricominci. Cosa vuoi sapere? Chiedi le cose in ordine di importanza, ti conviene."
III. Un'Ora Esatta
Riven chiede cos'è il ritmo di cui parla, cosa sente dentro di sé oltre alla magia, e se si sia risvegliato già in quello stato. La risposta è il racconto di una giornata che i due, senza saperlo, hanno passato nella stessa città.
"Ero in piazza. Eravamo tutti in piazza, anche tu eri in piazza: dove vai, quando ti dicono che una dea è scesa sul mondo? C'era una donna alla mia destra, un ragazzo davanti a me, non li conoscevo." Le due dita ricominciano a battere sullo zigomo. "Poi il cielo si è piegato, o mi sono piegato io, non lo so. Loro sono caduti subito, io no. E per un'ora ho creduto di essere stato fortunato rispetto a loro. Un'ora esatta. Poi ho sentito caldo."
Poi ride, in una maniera convulsa e senza senso, perché in quella situazione non c'è niente che faccia ridere.
"Guardami. Guarda dove sono. Ti sembra che io riesca a controllarlo?" Ha provato tutto quello che Orlin e gli altri due maghi prima di lui hanno saputo suggerire: respirare in un certo modo, non mangiare, pregare, "anche se è ridicolo, dato che non sono mai stato un devoto. Tre respiri corti sono l'unica cosa che qualche volta funziona. E funziona per venti secondi." Mentre lo dice, prova davvero a farli.
Alla domanda se qualcosa acceleri il processo, la risposta dice più sul tempo perduto che sulla magia: Anders non sa nemmeno che giorno sia.
"È stato graduale. Sei settimane fa, o di più, che giorno è oggi non lo so, era una linea sullo zigomo. Adesso guarda. Nessuno sa dirmi dove si fermerà, né quando si fermerà." Una pausa. "Io un'idea me la sono fatta." E poi, come se rispondesse a un'altra domanda: "Io sono qui da sempre. Da quando ho questa cosa."
⚡ PARTE IV: LA PRIMA SCARICA
L'occhio buono di Anders si gira verso l'alto, fino a lasciare visibile solo la parte bianca. Un istante dopo, tutti gli oggetti di metallo che i visitatori hanno addosso diventano roventi.
Arianna urla e getta a terra la borsa che teneva in mano, con tutti i suoi anelli di metallo. Orlin lascia cadere la lanterna. L'anello di Riven brucia, e brucia sul serio.
Riven prova a toccare il proprio anello di accumulo incantesimi per attivare Assorbire Energia come reazione: non succede niente, perché là sotto la magia non risponde. Non gli resta che sfilarsi tutto quello che ha di metallo, fibbie e pugnale compresi, e buttarlo per terra. Poi arretra fino ad appoggiare le spalle al muro, il più lontano possibile dal cerchio, senza però smettere di osservare: non vuole perdersi niente di quello che sta accadendo.
Dentro il cerchio, l'unico oggetto metallico è la branda: il ferro diventa rosso rovente e il materasso comincia a bruciacchiare. Anders è sollevato da terra, le braccia aperte, percorso da scariche di energia azzurra che partono da tutta la metà segnata del corpo. Arianna lo fissa senza muoversi, in uno stato che Riven non le ha mai visto addosso.
Dopo una decina di secondi rimette lentamente i piedi per terra, ma resta in una specie di trance. Poi comincia a parlare con qualcuno che non è nella stanza: "No, mamma, no. Ho detto che l'ho spenta. L'ho spenta. L'HO SPENTA."
Una scarica devastante parte dal suo corpo, il materasso si abbrustolisce del tutto, e lui crolla accasciato per terra, le gambe mezze incrociate. Poi, piano, rialza la testa e torna a guardare Riven, ansimando.
🩸 PARTE V: "UCCIDIMI"
I. Il Sapore Sbagliato
Riven gli chiede cosa sia appena successo, se ricordi qualcosa, e poi torna sui sacerdoti che lo hanno esaminato. La risposta è la prima cosa davvero utile della serata, e arriva come conferma vissuta, non come teoria.
"I sacerdoti che mi hanno guardato dentro, all'inizio, dicevano tutti la stessa frase: che quello che sentono da me non ha il sapore giusto. Ma nessuno mi ha mai spiegato cosa volesse dire." Una pausa. "Te lo dico io cosa vuol dire. Quando sale, sembra che qualcosa prenda possesso di me. Qualcosa che non mi appartiene e che non riesco a controllare. E poi il dolore. Il dolore."
II. La Richiesta
E subito dopo, senza cambiare tono, come si dice una cosa a cui si è pensato a lungo:
"Prima che tu te ne vada, devo chiederti una cosa. Uccidimi. Non oggi, se non riesci. Ma torna, e fallo."
Orlin guarda Riven, gli fa un cenno con la testa e dice tre parole soltanto: "Lo chiede a tutti." Anders accenna un mezzo sorriso storto, che sul lato sinistro del viso non riesce nemmeno a formarsi.
III. Quelli che Hanno Smesso Tutti Insieme
Riven prova a portarlo su un terreno più concreto: quando lo hanno analizzato, hanno parlato di due flussi di magia dentro di lui? Hanno scoperto qualcosa? La risposta apre una porta che nessuno si aspettava.
"Le prime settimane venivano in sei o sette. Mi studiavano, mi guardavano, mi toccavano. Poi, per qualche motivo, hanno smesso tutti insieme, nello stesso momento. Nessuno è più venuto, nessuno mi ha più detto niente." Una pausa lunga. "Ho pensato che si fossero arresi. Adesso che me lo chiedi, però, mi viene il dubbio che qualcuno ci sia rimasto secco."
Sui due flussi, non ha una risposta da dare. "Non lo so, non ti so rispondere. Divino, arcano. Quello che so è che mi ha tolto tutto."
Riven sospira profondamente, come se sentisse addosso una parte del dolore dell'altro, poi si volta verso Arianna e le chiede se abbia domande da fare. Lei fa cenno di no con la testa, senza aggiungere una parola, come aveva promesso sulla strada.
🔵 PARTE VI: LA TREGUA
I. Trenta Centimetri dal Cerchio
Anders si alza e comincia a camminare verso di loro: la cella è abbastanza grande da lasciargli qualche passo di libertà. Orlin abbassa spontaneamente una mano, il palmo rivolto verso Riven, come a dire di stare indietro. Ma la richiesta di Anders è precisa, e si preoccupa di specificarne i limiti.
"Non ti sto chiedendo di entrare. Avvicinati. Voglio vedere più da vicino la tua cicatrice."
Riven fa un passo avanti, restando fuori dal cerchio, a una trentina di centimetri dal limite di quella cupola trasparente che li separa. Poi si toglie il mantello e scopre del tutto l'avambraccio sinistro, mostrandogli la cicatrice grossa e le venature che risalgono verso il palmo e verso la spalla.
II. "Ora Ricordo Com'Era"
Lo sente prima ancora di vederlo.
La cicatrice sul braccio si scalda: non abbastanza da bruciare, ma quanto basta perché Riven chiuda la mano senza deciderlo. Ed è una cosa che non dovrebbe succedere, perché da quando è sceso sotto i sigilli quella cicatrice era rimasta completamente silente, spenta come tutto il resto.
La seconda cosa è Anders. Sta sorridendo e piangendo insieme, e le scariche che fino a un attimo prima lo attraversavano di continuo si sono placate. Ha la faccia di qualcuno a cui hanno appena tolto un macigno dal petto dopo settimane. Fa un respiro intero, dentro e fuori, senza tremare. "Ora ricordo com'era."
Poi lo guarda ancora, con le lacrime che gli scendono dall'occhio buono, e dice: "Non andartene."
Riven si volta verso Arianna e formula ad alta voce l'unica ipotesi possibile: che la sua cicatrice e quella di Anders siano entrate in comunicazione, e che sia questo a placare la magia. Arianna nel frattempo si è spostata sul suo lato sinistro, e sta osservando con attenzione i movimenti di energia sulla cicatrice, alternando lo sguardo tra il braccio di Riven e l'uomo dentro il cerchio. Mentre lui parla, lei annuisce. Lo fa senza pensarci, come si annuisce a una cosa che potrebbe davvero essere.
III. "Vuoi Essere Ridotto Così?"
Orlin, invece, si spaventa. Con insistenza mette una mano sul petto di Riven e lo spinge indietro.
"È pericoloso. Non sai cosa potrà succedere dopo. Forse stai accumulando la sua energia: vuoi essere ridotto così?"
Alla parola "accumulando", Arianna guarda di nuovo la cicatrice, poi afferra Riven per la collottola e tira anche lei all'indietro. La tregua finisce nel momento esatto in cui si allontana.
💀 PARTE VII: LO STRAPPO
Il calore, il tepore, quell'attività che Riven stava sentendo lungo il braccio svaniscono quasi immediatamente, come se la cicatrice si fosse riaddormentata di colpo. Anders tira un urlo, un "NO" lunghissimo, e in mezzo secondo un'onda di pressione li avvolge tutti e tre.
Le orecchie fischiano, il mal di testa è devastante, per due secondi sembra che la testa stia per scoppiare. Riven e Arianna restano in piedi, pur nel dolore. Orlin finisce a terra accasciato, urlando, e quando si rialza ha il sangue che gli esce dalle orecchie.
Poi qualcosa cade dal soffitto della cella. Con la vista ancora offuscata, sembrano esseri viventi: uccellini, insetti, rane. Piovono letteralmente dentro il cerchio.
Cinque secondi dopo Anders smette di urlare. Guarda per terra, poi guarda loro. Gli animali sono tutti morti stecchiti, rimasti dove sono caduti. Abbassa la testa di colpo, sconsolato, fa qualche passo indietro, prende un secchio da dietro il letto e comincia a raccoglierli uno a uno.
Orlin si rialza, cerca di rimettersi in ordine, scuote la testa. È visibilmente confuso e provato. "Forse è il caso di uscire adesso."
La Promessa
Prima di seguire Orlin fuori, Riven si gira un'ultima volta verso l'uomo nel cerchio.
"Anders, indagherò e proverò a salvarti."
Anders resta zitto. Lo guarda per un attimo, poi torna a rivolgere lo sguardo verso terra, e riprende a raccogliere gli animali morti. Orlin recupera quel che resta della lanterna e comincia a risalire le scale, assicurandosi che entrambi abbiano oltrepassato la porta.
🌇 PARTE VIII: LA STRADA DEL RITORNO
Mentre risalgono, Riven mette sul tavolo due idee. La prima: quando si riuscirà a replicarlo, potrebbe valere la pena testare su Anders il siero che gli era stato venduto nel dungeon per placare gli impulsi di magia selvaggia. La seconda è la cosa che ha appena visto con i propri occhi: la sua vicinanza calmava quell'uomo, e anche quella andrebbe capita.
"Potrebbe essere forse l'unico e ultimo tentativo a sua disposizione." Arianna non ha altro da offrire, e lo ammette: "Non ho una risposta, purtroppo. Non adesso. Chiaramente penserò solo a questo, probabilmente, fino al vostro prossimo ritorno. E cercheremo di dare a quell'uomo il sollievo che merita, in un modo o nell'altro."
La voce con cui lo dice è più spenta del solito, meno autoritaria: oltre che colpita, è palesemente preoccupata. Riven prova a sdrammatizzare, "speriamo non mi accada lo stesso", e lei abbozza un sorriso che si spegne quasi subito. Orlin li fa uscire dall'Accademia piuttosto in fretta, e si ritrovano di nuovo per strada.
Riven rientra alla Gilda, dove trova gli altri alle prese con la lettera arrivata quella mattina: il ricevimento è fissato per la sera successiva, il che lascia un'intera giornata da riempire prima. E lui sa già come vuole riempirla: cercare dove si possano recuperare informazioni sugli antichi testi nominati al Tempio di Mystra, in una biblioteca o in un altro tempio che conservi documenti di storia antica, possibilmente insieme a Fealer e Valoris.
⭐ Punti Esperienza
Nessun PX assegnato per questa sessione. La 12a non è una sessione a sé: è un approfondimento giocato separatamente per scelta del gruppo, per risparmiare tempo alle serate in cui ci si trova tutti insieme. I punti esperienza relativi a questa parte della storia sono già stati assegnati con la Sessione 12.
Aggiornamento: a questa giocata è stato riconosciuto in seguito un premio dedicato di 100 PX per Riven, come arretrato per le scene giocate fuori dal tavolo pieno. È assegnato nella Sessione 13.