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La Corsa dei Tetti

📅 21/09/2026 ⏱️ ~1h10 🎭 Sessione parallela · Solo Thalio ✓ Completata

La stessa mattina in cui Riven scende a Blackstaff, Thalio prende la direzione opposta e torna al Campo di Marte, dove si corre la Corsa dei Tetti: la gara di parkour informale che attraversa Waterdeep da Sea Ward al porto, quella a cui partecipava da ragazzo senza mai vincerla. Nessun dungeon, nessuna politica di Gilda, nessun marchio che conti qualcosa. Solo cinque tappe, un rivale che bara da tre anni, una moneta lanciata a Tymora nel momento peggiore, e una vecchia compagna della Squadra B che alla fine gli fa la domanda che nessuno gli aveva mai fatto.

⚡ In Breve

Tappe Principali

L'offerta di Fennick alla partenza, la scoperta del percorso segreto di Corvo tra le tende del mercato, il salto dal battente della campana, il bivio finale deciso da una moneta e la squalifica doppia al traguardo

Scoperte

Corvo vince da tre anni grazie a un passaggio a terra coperto da un complice; Tamsin "Gatta" Marrow ha sempre difeso Thalio dentro la Squadra B; Rooks ha provato a reclutarla per una squadra tutta sua, e lei ha rifiutato

Resta in Sospeso

Dove sia finito Rooks dopo il rifiuto di Gatta, il patto strappato a Fennick sulle scommesse e sui tentativi di corruzione, e il discorso che Fennick dichiara ancora aperto con Valoris

📜 PARTE I: IL MANIFESTO E IL CAPPELLO DI HOBB

I. Una Tegola Dipinta d'Oro

Uscito dal Tempio di Mystra, il gruppo si divide: Riven segue Arianna verso l'Accademia di Blackstaff, Thalio taglia invece verso il Campo di Marte. Sui muri di pietra umida sono incollati i manifesti consumati che aveva già visto giorni prima: la sagoma di un corridore solitario a metà di un salto tra due tetti storti, il titolo La Corsa dei Tetti, e sotto, più piccolo, i due quartieri coinvolti, Sea Ward e Dock Ward. Una moneta d'argento per iscriversi. Chi tocca terra è eliminato.

In basso è disegnata la piccola tegola dipinta d'oro che ogni anno viene consegnata al vincitore, con il nome inciso dietro, insieme a tutte le monete raccolte nel cappello dell'organizzatore. Su diversi manifesti, lungo la strada, qualcuno ha scritto a carboncino una parola sola, sotto il disegno della tegola: Corvo.

La partenza è sulle gradinate esterne del Campo di Marte, dal lato delle ville. L'ultima volta che Thalio è stato lassù c'erano otto golem di pietra, uno stendardo da rubare e Tempus che guardava. Oggi ci sono una cinquantina di spettatori che diventano sempre di più, venticinque partecipanti che si scaldano le gambe, e un halfling seduto su un barile con una gamba steccata e una tegola dorata sulle ginocchia.

Hobb lo chiama prima ancora che si avvicini, e non si alza. "Vaelaris. Sesto, quarto, terzo, quarto. Me li ricordo tutti, io. Pensavo ti fossi montato la testa con le prove degli dèi." Gli guarda le gambe, non la faccia, come si guarda un cavallo. Poi gli porge il cappello. "Il marchio che hai dietro il collo qui non conta niente, sono chiaro? Qui sopra sei quello che eri una volta. Uno che arriva quarto."

Thalio mette la sua moneta d'argento nel cappello senza discutere. Quel "quarto" è una vecchia presa in giro che gli trascinano dietro da anni, e il primo a usarla è sempre stato lo stesso.

II. La Lavagna di Fennick

Poco distante riconosce un banchetto di legno scuro con la tela verde bottiglia: è quello di Fennick "Tre Dita" Corvale, l'uomo delle scommesse che a suo tempo aveva fermato Valoris per strada con un'offerta poco pulita. Ha spostato tutto dalla Piazza dell'Arco fin quassù per la mattinata, e sulla lavagna a fianco ci sono le quote.

📊 La lavagna, al momento dell'iscrizione

Dain "Corvo" Ashvale 1,5 a 1 favorito
Tamsin "Gatta" Marrow 3 a 1
Thalio Vaelaris 6 a 1
Bram Holloway 12 a 1
Pim 30 a 1

Accanto al nome di Thalio qualcuno ha aggiunto a mano due parole: mai primo.

Fennick lo raggiunge con passo felpato e la naturalezza di chi lo fa da anni. Mezza città ha puntato su Corvo, e se Corvo vince lui chiude il banco e torna a fare il facchino.

"Non ti chiedo di vincere tu, ovviamente, sia chiaro, sarebbe chiedere troppo. Ti chiedo però che non vinca lui. Centocinquanta monete d'oro se Corvo non arriva primo, e non importa come. Altre cento se nessuno capisce come." Un sorriso troppo largo. "E poi se arrivi primo, beh, avrai anche la gloria, naturalmente."

Thalio, senza impegnarsi: "Vedrò cosa posso fare."

III. Cosa si Porta Dietro

Nel tempo che resta prima del via, Thalio si prepara come si prepara uno che ha corso questa gara quattro volte. Lascia le spade corte e l'armatura di cuoio, lascia il mantello, resta in abiti leggeri. Tiene con sé un solo pugnale, incastrato nelle fasce di cuoio che porta ai polsi, in un punto che non si veda e che non dia fastidio mentre corre. Aggiunge le biglie di metallo della dotazione da scassinatore, un paio di chiodi da arrampicatore e una boccetta d'olio: niente di tutto questo per combattere, tutto per far scivolare, arrampicare o rallentare qualcuno. Valuta corda e rampino, e li scarta entrambi. Il flauto resta al suo posto.

Poi si guarda intorno, mentre si scioglie i muscoli, per capire cosa stanno facendo gli altri. Vede Pim, il ragazzino che ha pagato la moneta d'argento con dieci monete di rame contate una a una, e Bram Holloway, lo scudiero dello Scudo Radiante, che hanno già fatto amicizia: si sono messi più in alto e stanno contando i tetti di ogni tappa. Vede Gatta insieme a un incantatore della sua stessa Gilda, che le sta lanciando addosso qualcosa, e riconosce l'incantesimo al volo: è Passo Veloce, lo stesso che sta per lanciarsi lui. E vede Corvo fare la stessa cosa con un uomo che non conosce, ma quello è un incantesimo diverso, e ci mette qualche secondo in più a inquadrarlo: Eroismo.

Thalio si lancia Passo Veloce da solo, cercando di non farsi vedere. Vorrebbe aggiungerci l'Ispirazione Bardica, ma non funziona così: un bardo può ispirare un'altra creatura, non se stesso.

Corvo arriva da dietro e gli dà una piccola spallata. "Hai lasciato le spade a casa, bravo. Così quando arrivi puoi tagliarti le vene con calma."

Thalio non risponde. E il silenzio, stranamente, sembra offenderlo più di qualsiasi risposta. "Parla poco, cattivo segno. Quelli che parlano poco cadono in silenzio." Poi se ne va in un angolo a stirarsi i muscoli delle gambe.

Thalio non ribatte perché ha già deciso un'altra cosa: sa, dalle voci che girano da anni, che Corvo bara. Non sa come, immagina che a un certo punto del percorso scenda a terra o tagli di nascosto. Quello che farà per tutta la gara, oltre a correre, è tenerlo d'occhio.

Hobb si alza sul barile con un megafono improvvisato. "Tre regole. Non toccate gli altri, non toccate la strada, chi cade è fuori e se è ancora vivo mi paga da bere." Poi elenca il percorso: i tetti delle ville fino al muro del Trades Ward, le tende del mercato, il campanile dell'orologio su e giù, i magazzini fino al porto, e il cornicione della Tegola Rotta, la sua taverna, dove ci sarà lui ad aspettare.

Alza la tegola dorata, che nel momento in cui la solleva si scambia quasi magicamente con una tegola normale. "Quando questa tocca terra, potete partire." Tiene la mano alta qualche secondo di troppo. Poi molla la presa, la tegola si schianta sulla pietra, e venticinque persone cominciano a correre.

🏃 PARTE II: LE TENDE E LA PORTA DEL TINTORE

I. Ardesia Bagnata

I tetti delle ville di Sea Ward sono di ardesia grigia, ripidi e bagnati dalla rugiada del mattino. I vuoti tra l'uno e l'altro sono giardini di due o tre metri, con una balaustra di pietra da usare come trampolino. Sotto, i giardinieri alzano la testa; da un balcone una signora in vestaglia applaude senza sapere a chi.

Thalio ritrova il ritmo quasi subito, come se non avesse mai smesso, e si tiene nel gruppetto di testa senza dare tutto. Dietro, un paio di corridori scivolano sull'ardesia, finiscono aggrappati a una grondaia e cadono: la gara comincia a scremarsi già al primo tratto. Corvo, che era partito largo sulla sinistra, si avvicina e comincia a punzecchiarlo: salta un paio di tetti, gli arriva a fianco, lo guarda con un sorrisetto, si allontana, e ricomincia.

Thalio, la volta dopo che se lo ritrova vicino: "Cos'è, paura? Ogni tanto vieni a controllarmi."

Corvo: "No, non ho paura di arrivare quarto, non ti preoccupare."

Thalio: "Ah. E per questo ti sei fatto lanciare l'incantesimo dal tuo amico, per non avere paura." Poi, prima che l'altro possa rigirarla: "Io non ho bisogno di incantesimi per non avere paura."

Corvo curva di nuovo verso l'esterno e si allontana. Gatta corre a un paio di metri, senza avvicinarsi e senza dire niente. All'orizzonte cominciano a vedersi le tende del mercato.

II. Il Sipario sul Filo

Il mercato non è un tetto: è una distesa di tende tese tra i pali, gialle e rosse e sbiadite, a due metri e mezzo dal selciato. Alcune reggono, altre cedono, altre rimbalzano, e ogni tanto ce n'è una marcia in mezzo alle altre, quella che ti fa finire in un banco di cipolle e fuori dalla gara. Sotto, la folla corre lungo le strade tagliando gli angoli, urlando i nomi dei propri beniamini. Un paio di volte Thalio sente anche il suo, il che è strano, visto quanto tempo manca dai tetti.

È qui che succede. Mentre saltella tra i pali e le tende che gli sembrano più solide, con la coda dell'occhio nota che Corvo si sta spostando sempre più a sinistra rispetto al gruppo, verso il lato dove Thalio sa esserci dei magazzini. E vede tutto con chiarezza.

Corvo fa una scivolata fluida e naturale lungo una tenda ed entra dritto dentro una porta, a livello della strada. Nello stesso istante qualcuno che Thalio non riesce a vedere tira una specie di sipario, una coperta appesa a un filo, che copre esattamente l'ultimo tratto della discesa.

Nessun altro se ne accorge. E il movimento è così sciolto, così pulito, così perfettamente coperto, che è evidente una cosa sola: non è un'improvvisazione. Lo ha provato centinaia di volte.

Thalio decide in un istante: lo segue. Ma non ripete la sua mossa, perché scendere a terra come ha fatto lui significherebbe farsi vedere da tutti, e nessuno tirerebbe un sipario per coprire lui. Guardando meglio, nota che sopra quella porta ci sono un paio di finestre. Entra da lì, un piano più in alto, correndo sopra la testa del suo rivale, e per qualche secondo sente i passi di Corvo risuonare sotto di sé.

L'edificio taglia un angolo che tutti gli altri stanno percorrendo per intero. Quando Thalio riemerge, su un sistema di passerelle montate lì in modo tutt'altro che permanente, ha guadagnato due tetti, ed è in testa alla corsa insieme a Corvo.

Corvo lo vede uscire da dove non dovrebbe esserci nessuno. Per un attimo la sua faccia è solo sorpresa, poi si incarognisce e comincia a correre sul serio.

Thalio non dice niente. Gli fa l'occhiolino.

🔔 PARTE III: IL BATTENTE DELLA CAMPANA

I. Tre Passi in Verticale

Il campanile dell'orologio sta tra il quartiere del commercio e i magazzini del sud, ed è l'unico punto del percorso in cui si sale invece di correre. Tre piani di pietra liscia, una scala esterna murata da anni, una fila di doccioni, e in cima la cella campanaria aperta ai quattro lati: si sale da una parte, si passa accanto alla campana grande e si scende dall'altra, dove il tetto del primo magazzino è a un salto dalla cornice.

Thalio pensa subito ai chiodi da arrampicatore, ma la pietra è troppo liscia e in corsa servirebbe troppa forza per piantarli nelle fughe: li lascia stare. Quella parete non si arrampica, si aggredisce. E qui è dove il suo corpo fa esattamente quello per cui è stato costruito: prende lo slancio, fa una camminata verticale di tre passi lungo il muro, arriva a un doccione, e da lì rimbalza lateralmente da un appiglio all'altro fino ad atterrare preciso sul cornicione davanti alla campana.

Corvo, che fino a un attimo prima era davanti, è più lento a fare la stessa cosa: si appende con le mani a un doccione e deve tirarsi su a braccia. Per la prima volta dall'inizio della gara, Thalio è in testa da solo.

II. Una Buona Idea e un Venti Naturale

L'idea ce l'aveva in testa da prima ancora di salire, e adesso ha la campana enorme a pochi passi. Il piano è doppio: appendersi al battente per darsi lo slancio verso l'altro lato, e nello stesso movimento farla suonare, così che il rimbombo in una cella campanaria chiusa arrivi addosso a chi sta salendo dietro di lui proprio mentre deve azzeccare un salto.

Thalio si aggrappa al battente e si lancia come una specie di ragno, oltrepassando di netto il cornicione opposto senza nemmeno usarlo come appoggio: parecchi metri di volo, e un atterraggio chiuso in una capriola così precisa da sembrare parte naturale della corsa. Non si fa un graffio. Ha perfino il tempo di rimettersi in piedi e girarsi a guardare a che punto sono gli altri.

E la prima cosa che vede è Corvo che sta volando verso di lui. Il boato della campana, che avrebbe dovuto fargli sbagliare il salto, non lo ha nemmeno sfiorato. Qualche imprecazione si sente, dal campanile, ma da bocche diverse dalla sua: più indietro ci sono Gatta e il ragazzino Pim, mentre di Bram non c'è più traccia nel gruppo di testa.

Da lì ai magazzini lunghi è tutto piatto: tetti di tavole catramate che scottano già al mattino, lunghi come strade, dove non c'è nessun salto difficile e conta solo il fiato. È il tratto in cui si vede chi si è allenato e chi ha passato l'ultima settimana sottoterra, e Thalio regge benissimo: allunga ancora, lasciandosi dietro Corvo secondo e Gatta terza, con tutti gli altri ormai distanti.

🪙 PARTE IV: IL BIVIO E LA MONETA

I. Cinque Metri di Vuoto

Il quartiere del porto ha tetti bassi e storti, pieni di tegole rotte che si muovono sotto i piedi, e la folla è così vicina che si sentono le scommesse cambiare anche stando in alto. L'ultimo tetto prima dell'arrivo è quello di una corderia, e tra la corderia e la Tegola Rotta c'è la strada: cinque metri di vuoto, un carretto di pesce sotto e cento facce girate all'insù. Sul tetto della taverna, seduto sul comignolo, c'è Hobb con la tegola d'oro che luccica al sole.

Ci sono due modi per passare. A sinistra, la catena dell'insegna della corderia attraversa la strada fino al balcone della taverna: è la linea sicura, quella che prendono tutti, quella su cui bisogna camminare con attenzione invece che correre. Davanti, c'è il salto. Cinque metri. Non lo fa nessuno, ed è esattamente per quello che Hobb lo mette lì ogni anno.

Thalio ha quasi un tetto intero di vantaggio. La tentazione del salto è enorme, ed è anche il calcolo più sensato: chi sta dietro difficilmente lo farebbe, e atterrare dall'altra parte significherebbe vincere. Poi gli viene l'idea più cattiva della mattinata: buttare la boccetta d'olio sulla catena prima di saltare, per rendere inutilizzabile anche l'altra via. La scarta da solo, e per il motivo più semplice possibile: non ha ancora deciso quale delle due strade prenderà lui.

II. "Guidami"

Allora fa l'unica cosa che ha sempre fatto quando non sa decidere: tira fuori una moneta in piena corsa, la lancia in aria e chiede a Tymora di guidarlo.

Esce croce.

Thalio, senza fermarsi: "Tymora mi dice che devo fare la catena."

Prende la catena. Passa traballando, con molta meno eleganza di tutto quello che ha fatto fino a quel momento, ma passa. E mentre è ancora sospeso sopra la strada, alle sue spalle succede la cosa che non aveva messo in conto: Corvo, vedendolo scegliere la via lenta, decide di fare il salto. Non lo fa mai, perché di solito è talmente in vantaggio da non averne bisogno. Stavolta ne ha bisogno.

Corvo copre i cinque metri con un margine che non lascia dubbi, atterra rotolando e si rimette in piedi un metro davanti a Thalio, che in quel momento sta posando il piede sul tetto della taverna. La gara finisce così. Subito dietro, talmente attaccata da sfiorarlo, arriva Gatta.

Di venticinque partenti ne arrivano otto. E arriva anche la beffa: la difficoltà di quel salto era esattamente alla portata di Thalio, e senza la sfortuna chiamata addosso da quella moneta ce l'avrebbe fatta per un soffio. Ha chiesto a Tymora di scegliere per lui, e Tymora gli ha fatto perdere la gara.

👖 PARTE V: DUE ORLI BLU INDACO

I. La Denuncia

Sul tetto della Tegola Rotta, Hobb scende dal comignolo con un sorrisone, si guarda intorno per vedere a che punto sono gli altri e comincia a disporre gli arrivati in una specie di podio. Thalio, che sta rosicando in silenzio, nota una cosa sola: Gatta lo sta guardando con un'aria dispiaciuta.

Poi Hobb prende il cappello pieno di monete e la tegola d'oro e si dirige verso Corvo. Ed è lì che Gatta lo ferma.

"Un attimo." Indica l'orlo dei pantaloni di Corvo. Poi indica l'orlo dei pantaloni di Thalio. Su entrambi ci sono le stesse macchie: blu indaco, le vernici del magazzino del tintore da cui sono passati tutti e due.

Li denuncia insieme, senza fare sconti a nessuno dei due: li ha visti passare da un punto che non era un tetto, e la prova è addosso a loro.

Thalio non prova nemmeno a negare. Fa l'unica cosa che gli viene in mente, e la fa con tutta la calma del mondo: abbraccia Corvo.

Corvo, divincolandosi: "Stammi lontano!"

Thalio sorride. "E ora cosa dici?"

Non dice niente, è il punto. Se la denuncia fosse arrivata solo da Gatta, sarebbe stata parola sua contro parola di Corvo, e tre anni di vittorie pesano più di un'accusa. Ma Corvo sa che Thalio era lì, un piano sopra di lui, e sa che se avesse provato a ribattere Thalio avrebbe confermato tutto. Squalificarsi in due è stato il prezzo, e Thalio lo ha pagato volentieri.

Hobb incide sulla tegola d'oro un nome solo: Marrow. Il cappello di monete va a Gatta. Pim, il ragazzino arrivato quarto sul tetto, con le due squalifiche si ritrova di fatto secondo. Bram è già giù, ad aspettare davanti alla porta della taverna. Corvo si dilegua nel nulla senza salutare nessuno.

II. "Rooks ti Chiamava Traditore"

Thalio resta sul tetto e va a congratularsi. Non c'è niente di forzato nel modo in cui lo fa: speranza di vincere ne aveva, ma l'importante era un'altra cosa.

Thalio: "Speravo di vincere io. Ma l'importante è che non abbia vinto lui. E sono contento che tu ci abbia visto."

Gatta, che prima sembrava delusa, gli accenna un sorriso e annuisce. Ha capito benissimo il calcolo, e ha capito che era già tutto messo in conto quando lui ha scelto di seguirlo.

Finisce che sono seduti sul cornicione della taverna, gambe a penzoloni sopra la strada, con qualcosa da bere in mano. E lei non lo guarda mentre parla: guarda il porto.

"Rooks ti chiamava traditore. Io invece dicevo fortunato." Una pausa. "Non è la stessa cosa. Ma da fuori si somigliano, e tu non sei mai venuto a chiedere quale delle due."

Silas aveva ragione, aggiunge, e lo hanno visto tutti al Campo di Marte, lo ha visto anche Tempus. "Quello che non capisco è un'altra cosa. Sei sparito una settimana in un buco in terra con quattro che probabilmente non conosci nemmeno così bene, e sei tornato con un marchio dietro il collo. La prima cosa che hai fatto, tornato in città, è stato correre sui tetti con noi. Perché?"

Thalio risponde senza cercare una frase a effetto. Questa corsa è lui: tentare di vincerla, giocarsi la fortuna, decidere se fare o non fare il salto, lanciare una moneta davanti a tutti e accettare quello che dice. È quello che ha sempre fatto, ed è metà di quello che è.

"L'altra parte è rischiare. Rischiare la fortuna, e andare in quel dungeon per ripagare la Gilda, per senso di avventura, per cercare qualcosa di nuovo." E poi la parte che non aveva mai detto ad alta voce a nessuno: "per scoprire anche parti di me che non conosco ancora."

Gatta lo ascolta fino in fondo, e gli restituisce qualcosa di molto più grosso: anche lei ha scoperto parti di sé che non conosceva. E anche Rooks, a modo suo.

"Non so se qualcuno te l'ha detto, ma è venuto da me. Mi ha chiesto di unirmi a un suo gruppo. Aveva una sua idea, voleva costruire una squadra." Guarda ancora il porto. "Gli ho detto di no. Non so dove sia adesso."

Il motivo non è sentimentale, è pratico: slegarsi dai Guardiani della Trama, con quello che la Gilda ha fatto finora, non è una buona idea per nessuno. "Io sono contenta di essere rimasta."

Thalio, che sa bene quanto sia costato alla Squadra B restare dov'è: "Spero rimarrai ancora." Gatta si alza e gli offre un'altra birra.

💰 PARTE VI: IL SACCHETTO E IL PATTO

Di Fennick, tra una birra e l'altra, non c'è più traccia sul tetto. Thalio lo va a cercare per la città, e lo trova mentre carica il suo banchetto su un carretto. All'inizio fa finta di non vederlo. Poi, quando capisce di essere stato visto benissimo, si volta con un cenno di sorpresa e un sorriso, e tira fuori un sacchetto da dietro il mantello.

Thalio: "Hai visto che non l'ho fatto vincere?"

Fennick: "Bravo, bravo. Ecco qui i soldi che ti sei meritato." Centocinquanta monete d'oro, e lo dice come uno che non ci credeva davvero: "Mai successo." Le altre cento, invece, no: ha capito benissimo che Thalio ha seguito Corvo nel suo percorso poco convenzionale, e di segreto non è rimasto niente.

Thalio prende il sacchetto, ma non lo prende e basta. Ci mette sopra una condizione, ed è la prima volta che detta lui i termini a qualcuno di quel giro: basta scommesse su di loro, e soprattutto basta tentativi di corrompere i suoi compagni per quello che succede nel dungeon. In cambio, promette l'unica cosa che a un allibratore interessi davvero: i Guardiani faranno sempre il miglior risultato possibile, e le loro quote saliranno di conseguenza.

Fennick, all'inizio, finge di aver capito male e parla della prossima edizione della corsa. Poi ammette quello che Thalio voleva sentirsi dire.

"Ho ancora un discorso in sospeso con Valoris. Non si sa mai, potrei riuscirci."

Thalio, senza scomporsi: "Credo che la tua fortuna con lui sia veramente, veramente, veramente bassa. Le quote per convincerlo sono una a due milioni." Poi, guardandolo in faccia: "Come le mie per vincere questa gara. Che è stata un po' più di fortuna."

Fennick lo saluta e si allontana con il suo carretto. Thalio torna verso la Gilda a sciogliere le gambe, con centocinquanta monete d'oro, nessuna tegola dorata, il nome non inciso su nessuna trave, e la certezza che, per la prima volta in quattro edizioni, chi ha vinto se lo meritava davvero.

🧵 Cosa Resta Aperto

Rooks sta mettendo insieme una squadra

Dopo l'espulsione ha cercato Gatta per costruire un gruppo tutto suo. Lei ha rifiutato e non sa dove sia finito. È la prima notizia diretta su di lui da quando è sparito, e Thalio è l'unico del party ad averla.

Il patto con Fennick

Centocinquanta monete d'oro incassate, in cambio della promessa che non tenterà più di comprare nessuno dei Guardiani. Fennick ha ammesso apertamente di avere ancora un discorso in sospeso con Valoris.

Un rivale in più, un'alleata in più

Corvo ha perso tre anni di imbroglio e sa a chi lo deve. Gatta, invece, è una riserva dei Guardiani che ha appena dimostrato di preferire la verità alla vittoria comoda, e che a Thalio parla ancora da pari.

Il ragazzino delle dieci monete di rame

Pim ha chiuso la sua prima corsa di fatto al secondo posto, partendo a trenta a uno. Ha l'età che aveva Thalio quando le Monete Fortunate lo hanno preso con sé, e nessuno alle spalle.

⭐ Punti Esperienza

Nessun PX assegnato per questa sessione. La 12b non è una sessione a sé: è un approfondimento giocato separatamente per scelta del gruppo, per risparmiare tempo alle serate in cui ci si trova tutti insieme. I punti esperienza relativi a questa parte della storia sono già stati assegnati con la Sessione 12.

Aggiornamento: a questa giocata è stato riconosciuto in seguito un premio dedicato di 100 PX per Thalio, come arretrato per le scene giocate fuori dal tavolo pieno. È assegnato nella Sessione 13.

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